Quello delle radio romane è un fenomeno che non ha eguali nel resto d’Italia. Una pluralità di stazioni a fungere da piattaforma, una schiera di giornalisti, ex calciatori e opinionisti ad animare lo spettacolo. Ecco le opinioni dei protagonisti divise per emittenti radiofoniche
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GIANCARLO DOTTO: “Quello che ha scritto Castan ieri è di una bellezza straordinaria, avendolo conosciuto posso dire che è tutto vero, il ragazzo crede veramente alla maglia. In questo momento il brasiliano non è un calciatore che può giocare a questi livelli, vederlo così è straziante. La situazione di Dzeko ha contorni ancora più misteriosi e più allarmanti. Siamo di fronte ad un collasso totale di questa squadra e di questa società, non si capisce da dove ripartire. Ma perché Dzeko è un fenomeno al City e qui non è neanche l’ombra di se stesso? Perché è successa la stessa cosa con Iturbe? Perché Pjanic non riesce ad essere quello che promette? Cosa c’è in questa città che ottenebra così le menti, il cuore e le gambe? Perché tutti arrivano qui e poi hanno un’involuzione del genere? La Roma è una voragine depressiva che inghiotte tutto. Spero che Spalletti con la sua personalità carismatica possa invertire questa rotta, c’è bisogno di uomo forte”.
MARCO VALERIO ROSSOMANDO: “Iniziano ad essere tanti i punti persi per colpa di Dzeko, lo diciamo con la morte nel cuore. È su queste situazioni, su quella del bosniaco e quella di Castan, che Spalletti deve lavorare”.
GIANLUCA PIACENTINI: “Non penso che ieri ci fosse bisogno di Spalletti o di chissà quale alchimia tattica per vincere contro una squadra che in 19 giornate aveva conquistato solo 8 punti. Queste sono le partite che devi vincere a prescindere, proprio come Roma-Spezia. Questa è una squadra sopravvalutata tecnicamente. Ieri la Roma ha corso 9 km in più rispetto alla media di questa stagione. La partita di ieri è la somma di una serie di errori iniziata praticamente un anno fa”.
FEDERICO NISII: “Dopo la conferenza stracelebrata di Spalletti, ho visto un eccesso di piacionismo tipico del toscano. È un uomo profondamente intelligente, ma il campo è un’altra cosa. La partita di ieri mi ha dato la prova del fatto che è stato proprio Garcia il problema di questa squadra, ma ieri Spalletti ha considerato la partita con il Verona quasi come già vinta per inerzia e abbia come ‘gigioneggiato’, come se questo Roma-Verona fosse una palestra per sperimentare. Questa era una squadra in cui in questo momento dovevi dare un solo spartito sperando che i giocatori risolvessero la partita per somma di superiorità tecnica. Detto questo forza Roma e forza Spalletti”.
PIERO TORRI: “Capisco le motivazioni per cui Spalletti abbia provato ad affrettare i tempi. Credo che abbia voluto capire se Castan fosse subito arruolabile per arrivare presto alla difesa a 3, vero obiettivo del toscano. L’errore non l’ha fatto mandandolo in campo, ma a non toglierlo alla fine del primo tempo. Lui ha pensato che la malattia della Roma fosse più reversibile di quanto in realtà sia. I problemi stanno ovunque, questa è una squadra che nel suo scheletro e nella sua anima deve essere rifatta. Ci sono giocatori che qui a Roma fanno fatica a presentarsi in campo, è un po’ come l’Inter del 5 maggio. L’obiettivo sarebbe quello di fare tabula rasa e ricominciare da capo, ripartire con un progetto con Spalletti e dire ‘abbiate pazienza’”.
MARCO MADEDDU: “Che Castan non fosse un giocatore spendibile ed utilizzabile ce l’aveva già detto Verona-Roma, 22 agosto, con il mercato estivo ancora aperto. L’errore di Castan è l’errore di Sabatini di non aver operato bene sul mercato e quello di Baldissoni di aver ritardato il cambio dell’allenatore. Si era detto che Luis Enrique fosse arrivato qua con il foglio rosa, ma credo che qui siano arrivati con il foglio rosa in tanti”.
ALESSANDRO AUSTINI: “Dzeko è il più grande mistero di questa Roma, perchè la sua involuzione non ha una spiegazione. Mostra dei limiti che non ha mai avuto nella sua carriera. Dzeko non è mai stato questo, non riesce a ritrovarsi e gioca senza fiducia. Credo si riprenderà, è un giocatore bravo e forte mentalmente. Perotti? Può dare una mano alla squadra”.
GABRIELE ZIANTONI: “Non è un buongiorno, ci aspettavamo un esordio migliore per Luciano Spalletti, ma così non è stato. Poteva andare meglio, ma poteva andare anche peggio. Dal punto di vista del risultato è sicuramente un risultato negativo, perché si affrontava un Verona ultimo in classifica e che non ha mai vinto in campionato. Dal punto di vista del gioco invece abbiamo fatto un mezzo passo avanti rispetto al come profondo del gioco visto con Rudi Garcia. Spalletti non poteva guarire una squadra, ancora malata o convalescente, dopo soli tre giorni di allenamento. Io non credo che sia, o non soltanto, un problema di tenuta fisica”
DARIO BERSANI: “Ieri tanti fischi dagli spalti a fine partita, cosa naturale se non si vince contro l’ultima in classifica. Tre giorni sono troppo pochi vedere qualcosa di diverso e per far assimilare ai giocatori i moduli di Luciano Spalletti. I tifosi però si aspettavano quantomeno una prova d’orgoglio dei in una partita che li vedeva scontrarsi contro gli ultimi del campionato. Seconda parte del primo tempo buona, poi la Roma sparisce come ci ha abituato a vedere. La Roma di adesso, rispetto alla Roma del primo Spalletti è molto più forte, non era una squadra così attrezzata anche nelle riserve. Quella Roma era un collettivo splendido e Spalletti si eccitava per la capacità della squadra nel muoversi con il 4-2-3-1. Adesso ridicolizzarlo per questo pareggio è incredibile, non so cosa siamo diventati. Era ed è colpa di Garcia e di chi ha costruito questa squadra, di sicuro non centra e non centrerà Spalletti”.
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