27 settembre 1998, il maestro Ventura bastona l'allievo Spalletti. Per il tecnico di Certaldo è finalmente giunta l'occasione della rivincita.

Si conoscono da una vita, si stimano, si vogliono bene. Nel calcio però non esistono le riverenze, soprattutto quando la palla viene messa al centro e l'arbitro fischia l'inizio. Quel che è certo è che Roma-Torino di stasera non sarà una gara come le altre per Giampiero Ventura e Luciano Spalletti, due vecchie volpi. Allenatori tenaci, intelligenti, caparbi e capaci continuamente di rinnovarsi e migliorare nel corso del tempo.

Ventura ormai lavora per pura libidine. Lo ha detto lui stesso. Ha 68 anni, allena dal 1976, quando iniziò nella sua Genova (sponda Sampdoria) a coltivare il sogno di raggiungere il top. La Liguria l'ha vissuta profondamente, e non solo perché è il posto dove è nato. A La Spezia, stagione 1986-1987, si ritrovò in organico un centrocampista dalle discrete doti e con un destino già segnato: si chiamava Luciano Spalletti. Bravino in campo, molto di più in panchina. Fatto ampiamente certificato anni dopo. Entrambi hanno sviluppato carriere importanti, ma c'è un dato strano e curioso: da avversari si sono sfidati in due sole occasioni. Tanto tempo fa. Stasera torneranno rivali, l'un contro l'altro, a distanza di una vita. Non capitava infatti dal campionato 1998-1999: buona annata per il Cagliari di Ventura, salvo a fine stagione; assai meno per la Sampdoria di Spalletti, amaramente costretta alla retrocessione in Serie B.

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Chissà se questa sera al condottiero di Certaldo tornerà in mente quel maledetto pomeriggio del 27 settembre 1998: nel giorno del ventiduesimo compleanno di Francesco Totti (all'epoca stellina della Roma di Zeman), al Sant'Elia si giocò Cagliari-Samp. L'allievo contro il maestro, per la prima volta. Una disfatta, un'autentica mattanza: 5-0 per i sardi (per nulla alleggerito dallo zero a zero del ritorno a Marassi). Doppio Kallon, Muzzi, Vasari e Berretta. Un Ventura quasi intenerito cercò a fine gara di non infierire sull'avversario, mentre il giovane Spalletti (all'epoca 39enne), col suo sguardo già intenso ed il consueto linguaggio lucido e denso di dettagli tecnici, tentò di spronare i suoi: "Dobbiamo reagire, dobbiamo volerlo!". Gli effetti a dir la verità non furono esaltanti. Storie e racconti di una vita calcistica fa. Tra poche ore il prof e l'ex apprendista (oggi anch'egli docente) si ritroveranno, tra abbracci e sorrisi. Con una dolce vendetta da consumare.

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