Pallotta è contestato e il nuovo stadio è lontano

Nell’ottica del tifoso avviarsi al traguardo del 7° anno di gestione Usa contabilizzando 3 secondi posti in campionato ma senza avere vinto nulla è una ferita difficile da guarire

di Redazione, @forzaroma

Le parole dure e gli sberleffi riservati a James Pallotta dallo stadio Olimpico hanno sancito come la delusione dell’universo romanista nei confronti della proprietà sia ormai palpabile, scrivono Cecchini, Pugliese e Stoppini su “La Gazzetta dello Sport“. Che Pallotta intenda il calcio in modo manageriale e abbia nel nuovo stadio (i cui tempi di realizzazione non sono ancora certi) la stella polare non è né un mistero né un peccato. Nell’ottica del tifoso, però, avviarsi al traguardo del 7° anno di gestione Usa contabilizzando 3 secondi posti in campionato ma senza avere vinto nulla è una ferita difficile da guarire.

Andando via, l’ex d.s. Sabatini ha raccontato: “Alla Roma ci sono 3 centri di potere: Boston, Londra e Trigoria“. Troppi? Mentre Totti tace al d.s. Monchi sono stati chiesti «miracoli» non arrivati (molti acquisti hanno deluso). Resta l’obiettivo qualificazione Champions, il cui fallimento significherebbe ulteriori cessioni. Finora la proprietà dal 2011 ha messo in cassa 170 milioni più 18 di prestiti. Le plusvalenze sono state pari a circa 301 milioni. I prestiti chiesti a Goldman Sachs sono arrivati a 230 milioni. L’ultimo bilancio è stato in rosso di 41,7 milioni e l’accordo sul «financial fair play» con la Uefa è stato sforato, sia pur di poco.

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