Non più trotto ma degrado. Dilemma: cemento o il nulla

La “Gazzetta” ha fatto un giro in zona Tor di Valle: “Mucchi di spazzatura mordono la strada per diverse centinaia di metri e mettono addosso la voglia di andarsene il prima possibile”

di Redazione, @forzaroma

Altro che Mandrakate o Febbre da cavallo. La Tor di Valle di sabato al tramonto ci fa pensare, al primo impatto, alla scena madre di una fiction poliziesca o a una storia di periferia estrema o surreale, un incrocio fra Rocco Schiavone e Jeeg Robot, fra sentieri nascosti, scheletri di casali, buche formato voragine, scrive Piccioni su “La Gazzetta dello Sport“. Mucchi di spazzatura mordono la strada per diverse centinaia di metri e mettono addosso la voglia di andarsene il prima possibile. Al di là delle barriere c’è lui, il tempio del trotto di ieri e lo stadio della Roma di domani o aspirante tale.

Questo è il posto che fa litigare di più Roma. Sotto la stazione, lo capisci subito con una scritta che deve avere già qualche mese: «No stadio». La ferrovia è ingabbiata da una collezione di lavori in corso. L’area «rossa» sta sul lato opposto della via del Mare, l’insegna sembra quella di un Luna Park in disarmo. Ma non ci sono giostre o montagne russe, piuttosto un posto di controllo e un custode gentilissimo che allarga le braccia: «Mi dispiace, non posso farvi entrare». Proprietà privata, precisamente di Eurnova, il gruppo Parnasi, quello che dovrebbe fare o farà lo stadio. La tribuna capolavoro disegnata dall’architetto Julio Garcia Lafuente con la sua «arditezza costruttiva», le parole usate nel parere della soprintendente Eichberg per sottolinearne la necessità di tutela e il conseguente no al progetto delle impianto calcistico, per ora è solo un’immagine lontana.

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