Le parole dell'ex giallorosso su Nils Liedholm: "È stato un maestro e un secondo padre. Anche lui era uno che parlava poco in pubblico, ma che nel privato sapeva farsi sentire"
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Dario Bonetti, ex difensore della Roma, ha parlato del suo passato in giallorosso e della sua carriera in Serie A nel corso di una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Questo un estratto delle sue dichiarazioni:
Partiamo dall'esordio in Serie A. Stagione 1980-81, era la Roma di Dino Viola. Come fu l'impatto? "Io venivo dal servizio militare, ero abituato a parlare poco e faticare tanto. E stato così anche a Roma. Ero giovane, vivevo a Trigoria con Ancelotti. Arrivai con Falcao, ricordo che c'era tanta attesa. Il mio preferito però era Bruno Conti: un brasiliano nato per errore a Nettuno. Poi c'era Agostino. un signore come pochi, la sua morte è stata una tragedia che ancora non riesco a spiegarmi. Era un ragazzo di grande cultura, un po' introverso, è stato abbandonato dal mondo del calcio e credo sia stato uno dei motivi del suo gesto".
In panchina c'era Nils Liedholm. "È stato un maestro e un secondo padre. Anche lui era uno che parlava poco in pubblico, ma che nel privato sapeva farsi sentire. E poi era un'enciclopedia. Ricordo grandi conversazioni sull'arte, era un piacere ascoltarlo. In più, aveva un gran modo di gestire lo spogliatoio: semplificava le cose, soprattutto con i campioni. Penso che Carletto in questo abbia preso tanto da lui".
Avevate una squadra forte, ma avete raccolto solo delusioni … "Diciamo che siamo sempre crollati sul più bello, a volte non solo per colpa nostra. Da dove cominciamo? Inizierei gol annullato a Turone che ci ha clamorosamente fatto perdere uno scudetto. Poi quel Roma-Lecce … una partita inspiegabile, maledetta. Io ero in tribuna squalificato e me la ricordo come un incubo. Mi infastidisce anche solo parlarne. Io non avevo vinto lo scudetto nel 1983, sarebbe stato il mio primo. È un grande rimpianto. Se pensa a quante volte l'ho sfiorato … forse un successo in così tante stagioni me lo sarei meritato".
Prima c'era stata la Coppa dei Campioni persa in casa. "Un altro schiaffo. Doloroso in modo diverso. Con il Lecce la perdemmo noi, mentre con il Liverpool venimmo penalizzati. Guardate l'arbitraggio. Il loro gol nasce da un evidente fallo su di me".
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