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Il Messaggero

Un mostro di nome Abraham

Getty Images

L'inglese decide il match contro il Torino. Più concentrato, più completo, pure più fortunato: difende, attacca, gioca per gli altri e se stesso

Redazione

Eccolo, in versione mostro, come lo vuole Mou. Così lo ha invocato proprio José, meno di una settimana fa. Più spietato, più cattivo, con personalità: di questo c'era bisogno, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Non bastava il ciondolante bambinone che, davanti alla porta si emoziona e stecca, o al massimo prende i legni (sette tra campionato e Conference). Serviva l'acrobata, quello che con la rovesciata allo Zorya ha ribaltato la sua storia romana e ora è ripartito alla grande. Eccolo, Tammy Abraham, più concentrato, più completo, pure più fortunato: difende, attacca, gioca per gli altri e se stesso, mettendoci pure un pizzico di egoismo che non guasta. Abraham si è svegliato e non si sa (ma forse è così) se questa sua resurrezione dipenda dalla compagnia che Mourinho gli ha messo vicino: a Venezia è andato a segno e aveva Shomurodov al sua fianco, contro lo Zorya ne ha segnati due e vicino aveva Zaniolo, così come contro il Torino. Con Nicolò si cerca, si trova, si abbraccia. Tammy ha smesso di giocare solo per la squadra, ora segna e si traveste da trascinatore, facendo gol, come si chiede a un attaccante. Fino a ora quattro in Conference (uno al Cska e tre allo Zorya) e quattro in campionato (oltre all'ultimo con il Toro, ne ha segnati uno alla Salernitana, uno all'Udinese, uno a Venezia). Sta cominciando a dare continuità sotto porta, per fortuna. Una continuità dimostrata un po' solo in avvio, poi dall'infortunio alla caviglia alla vigilia di Juve Roma si è appannato, facendo venire in mente a tanti il suo predecessore Dzeko, quello del primo anno, quello che stava per dire subito grazie e arrivederci. Un attaccante immalinconito per il gol sbagliati. No, non è così per Tammy. Abraham piace ai tifosi, anche per quella sua faccia da bravo ragazzo, per come si è vestito i colori della Roma. Innamora la sua espressione mentre canta l'inno e tanti bambini entrano allo stadio con la sua maglia numero 9, quella dei bomber. Lui, Tammy, ha messo il timbro al primo pallone buono toccato in area: assist di Micki, stop di spalle alla porta, girata e destro all'angolino. Alla fine fa festa, sempre qui davanti ai suoi tifosi, che hanno dimenticato Dzeko.  E la Roma torna a volare.