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Il Messaggero

Totti: “La Roma non ha campioni”

Getty Images

Il Capitano solitamente ha ragione, e non tiene mai paura di dire quello che pensa

Redazione

Si capisce perché abbiano preso lui quei dritti della Digitalbits, società leader del ricchissimo mercato delle criptovalute. Americani, sì, ma questi sono partiti affidandosi a chi della Roma e del calcio italiano ha fatto la Storia, scrive Alessandro Catapano su Il Messaggero. Quando parla Totti, la città si ferma a discuterne. E il Capitano solitamente ha ragione, e non tiene mai paura di dire quello che pensa. Dunque, se dice che “per vincere ci vogliono i grandi giocatori, e la Roma campioni non ha”, dice quello che pensano tutti, da Mourinho in giù, e sarà un’ovvietà, allora, ma nessuno l’aveva detta così, dritta, senza girarci intorno. E devono esserci rimasti un po’ così, a Trigoria, anche quando Totti si è augurato che “non passi troppo tempo prima che la Roma torni a esprimersi a certi livelli, anche in Europa“, o quando, chissà quanto involontariamente, l’ha definita “la mia Roma“, e dopo una pausa, ha precisato: “Per trent’anni è stata casa mia…”. No comment, dalla società. Non è una novità. Non parlano mai, padre e figlio Friedkin, è una loro policy. Per quel che si sa, loro a Totti farebbero tagliare nastri o poco più, mentre lui ha sempre reclamato un ruolo operativo. Due posizioni inconciliabili, e non sarà lo sponsor in comune ad avvicinarle, anche se, fatalmente, prima o poi arriverà un’iniziativa in comune, e “magari – contempla Totti stesso – “avrò più occasione per parlare con la Roma”. Fino ad allora, si resta al saluto di sabato pomeriggio, all’Olimpico. Rapido, più dovuto che voluto, e nessuna cena post-partita (l’aria, del resto, sarebbe stata pesantuccia). In molti pensano: in questa Roma Totti farebbe ancora la sua figura, magari per 15-20 minuti. Lui, a chi glielo ha fatto notare, sabato ha risposto così: “Anche mezz’ora“. Ma scherza, il capitano. Il tempo resta quella variabile maledetta con cui ha dovuto fare i conti anche lui, e da allora in effetti sono stati più dolori che gioie. “Noi romanisti – dice – siamo abituati a soffrire, ma sono convinto che la società e il mister vogliano farci tornare a vivere grandi emozioni. Roma si merita di più“. Olè, e anche questa deve aver colpito e affondato.