Roma, un’unità di crisi

Roma, un’unità di crisi

Atteso a Trigoria il chiarimento tra tecnico, giocatori e dirigenti per mettere alle spalle le divergenze: la Champions è d’obbligo

di Redazione, @forzaroma

È il giorno del confronto, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Non si sa quanto possa essere utile, ma deve comunque esserci. E non per inviare lo scontato messaggio alla piazza che si aspetta l’intervento dell’allenatore e del management di Pallotta dopo l’orribile prestazione di Reggio Emilia.

Parola ai protagonisti, se possibile già stamattina (ieri assenti sia il tecnico, a Coverciano per la panchina d’oro, sia il ds). Il chiarimento, del resto, è d’obbligo. Le scorie della sconfitta contro il Sassuolo possono diventare fatali nella corsa al 4° posto.

Le sostituzioni in corsa di Fonseca e i concetti a caldo di Dzeko hanno messo in discussione il lavoro di Petrachi che, senza budget per la sessione invernale del mercato, non ha migliorato la rosa giallorossa nel mese di gennaio.

Manca la qualità: è il refrain di moda dopo l’intervento sincero di Dzeko. Al management di Pallotta non è andato giù lo sfogo a cielo aperto dell’attaccante. Che, restando l’estate scorsa in giallorosso, sposò il nuovo corso che però è già in crisi d’identità. Improvvisa la sua virata, avendo preso atto dei limiti del gruppo. Incompleto e acerbo negli interpreti.

Fonseca avrebbe voluto interpreti pronti. Nessuno dei 3 nuovi acquisti più Bruno Peres lo sono, a cominciare dall’esperto brasiiano, fino a qualche settimana fa impegnato con lo Sporting Recife (serie B brasiliana). E dentro pure i classe 98 arrivati dalla Spagna dopo appena un paio di allenamenti con i nuovi compagni.

Dzeko, parlando con l’allenatore nel post partita, ha invece sponsorizzato l’affidabilità dei senatori: certificato di garanzia per il gruppo.

La posizione del club, però, resta quella di fine 2019: la Roma è da zona Champions. Numericamente e tecnicamente. Ecco perché non accetta le esternazioni in pubblico e le sbandate in campo. E adesso all’allenatore contesta di essere stato di manica larga in occasione del Natale: eccessiva la pausa, con 9 giorni di riposo.

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