L'ultima all'Olimpico per Fonseca a caccia dell'exploit prima dell'addio. Non basta mantenere il settimo posto: la squadra deve evitare un'altra figuraccia
Un po' di orgoglio. Resta quello, quello e basta. L'orgoglio che ti porta a vincere un derby e che ti lascia almeno settimo (magra consolazione), in Conference League e non scavalcato dal gradevole Sassuolo di De Zerbi, che sta lì dietro, appollaiato, aspettando l'ennesimo passo falso della blasonata Roma. Paulo Fonseca, mentre la società sta progettando il futuro (fitti i contatti con Mourinho) è all'ultima partita all'Olimpico, gioca il derby alla penultima, quando il suo primo è stato alla seconda di campionato. Mai una vittoria contro la Lazio, due pareggi e una sconfitta fragorosa, quella dell'andata. Non ci sarà il pubblico, è ancora presto, ma avrà dalla sua quei quasi 50 mila tifosi virtuali che hanno acquistato il tagliando, sposando l'iniziativa della Roma, come ricorda Alessandro Angeloni su "Il Messaggero".Mourinho guarda e studia, come abbiamo visto dai suoi messaggi social. La Roma gioca come giocherà con lui, con un 4-2-3-1. Fonseca se ne va e la sua Roma ha fatto vedere solo a sprazzi un calcio gradevole. Ma tutto questo ora non conta più, il passato è andato: tra una settimana è futuro, anzi già lo è ora. C'è una partita da giocare, e bene. Quella di stasera. Contro la Lazio che ha una minima motivazione in più. C'è da battere, finalmente, una concorrente diretta. Serve una vittoria, che arriverà se la Roma sarà capace di non adottare la stessa strategia, suicida, della gara di andata. Un paio di dubbi per la formazione. Uno in porta: Mirante non sta bene (ha un problema al dito), pronto Fuzato. L'altro in attacco: Pedro non è al meglio, si scalda El Shaarawy. Dzeko si gioca il posto con Mayoral, così come Darboe con Villar.
VIDEO - Fonseca: "Lascio la Roma con grande orgoglio, nessuna ingiustizia"
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