Roma, la porta a scrigno

Dopo l’addio di Alisson, il ruolo non ha più trovato un padrone davvero affidabile: da Olsen a Pau Lopez, nessuno ha convinto e spesso titolare è Mirante, il “secondo”

di Redazione, @forzaroma

Alisson fenomeno era e fenomeno è rimasto, grossi dubbi non ce n’erano. La Roma lo ha venduto al Liverpool (75 milioni) per mettere a posto i bilanci, per fare la solita plusvalenza: senza stare troppo a soffermarci sulle convenienza economica, possiamo dire con certezza che il danno tecnico è stato enorme. Dopo di lui il buio, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero, e ancora a oggi si vede poca luce.

L’anno che la Roma ha ceduto il numero uno brasiliano, sono stati acquistati due portieri: Olsen e Mirante. Con una doppia etichetta appiccicata addosso: sullo svedese primo sul portiere campano secondo.

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Secondo anche per via dell’età: Antonio è un classe 83. Per Olsen la Roma ha versato al Copenhagen 8,5 milioni (più bonus), Mirante 4 (dal Bologna). L’anno successivo, arriva Pau Lopez, considerato un fenomeno emergente in Spagna e Mirante è rimasto sempre come secondo. Monchi aveva sbagliato valutazione su Olsen, quindi Petrachi è corso ai ripari, spendendo per il ventiseienne numero uno spagnolo 23.5 milioni, più la metà della rivendita di Sanabria. In tutto, quindi, circa 30 milioni. Investimento sicuro? Macché. Un anno difficile, al pari di Olsen, tutti ricordano la tremenda indecisione nel derby di ritorno, dalla quale è scaturito il pari di Acerbi. Pau Lopez è stato protagonista pure di qualche buona partita, ma alla fine, Fonseca non era soddisfatto.

Ecco Mirante in soccorso, il portiere esperto, buono per tutte le stagioni. Antonio è rimasto nella capitale, dopo un’estate in cui ha rischiato di essere ceduto.  Ma Fonseca non lo ha abbandonato e non ha fatto nulla per recuperare Pau Lopez, decidendo di affidarsi a Mirante per questo inizio del campionato (Fuzato non è mai stato preso seriamente in considerazione, ma in società credono molto in questo ragazzo brasiliano e in estate è stato mandato a giocare al Gil Vicente, in Portogallo).

In queste settimane Fonseca ha potuto valutare sia Mirante sia Pau Lopez, che è rimasto per provare a giocarsi il posto. A riprenderselo.

L’allenatore della Roma gli ha preferito Antonio per la sua capacità di guidare la difesa: titolare contro Verona, Juventus e Udinese. Il paradosso è completo: dopo investimenti, al momento sbagliati, il titolare è diventato la riserva. Nonostante l’età, nonostante gli acciacchi del passato (polpaccio, menisco, appunto, Covid). La sosta servirà al tecnico per approfondire il caso: da una parte c’è l’affidabilità, dall’altra un investimento da non buttare.

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