Con De Rossi o senza De Rossi, il centrocampo si regge sulle sue gambe
Percorre più chilometri (di media 11 a partita) di tutti, ma sembra che non si muova. Steven Nzonzi è così, lo dice la sua stazza, le sue leve da polipo, il suo andamento lento, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Quello che gioca a uno, due tocchi: prende il pallone, te lo dà, lo rivuole e te lo ridà. Dici, a che serve? Creare movimento, sposta le squadre avversarie.
Nzonzi si è sudato la Roma e Monchi ha sudato un po’ per prenderlo. La Roma aveva bisogno di un centrocampista fisico in grado di dare fiato a De Rossi, o di prenderne il posto nel famoso 4-3-3, che poi è sparito. Non Nzonzi. Né De Rossi (infortunio a parte). Ed ecco che gli incompatibili, Daniele e Steven, si sono ritrovati a fare coppia, quasi da inseparabili.
Nei due del 4-2-3-1 funziona meglio, anche se da lui - in generale - ci si aspetta qualcosa di più. Domani Nzonzi giocherà da titolare la sua terza partita di Champions con la maglia della Roma addosso. Con De Rossi o senza De Rossi, il centrocampo si regge sulle sue gambe.
Il suo arrivo è stato accolto con un certo entusiasmo. Umore cambiato appena la Roma ha ceduto Strootman e tanti non hanno capito, compreso la convenienza, né per una questione di età (Nzonzi ha due anni in più dell’olandese) né per una questione economica (26 milioni più 4 di bonus sono finiti nelle casse del Siviglia, 25 più 3 di bonus sono arrivati dal Marsiglia). La questione è che i due non sono paragonabili, starebbero stati bene insieme nello stesso centrocampo. Per ora Nzonzi è uno Strootman senza la verticalizzazione; Kevin al momento è diventato un giocatore spaesato lontano dalla Capitale. DiFra ha rimesso al centro il francese, sperando che la squadra riprenda a girare, almeno come ha sempre fatto in Champions. In casa, non in trasferta: fuori, la Roma di Di Francesco, ha ottenuto un pari col Chelsea, una vittoria con il Quarabag. E poi sconfitte a Madrid, a Barcellona, a Donetsk, a Liverpool e quest’anno al Bernabeu. Domani si va a Mosca, almeno lì, Nonzi, ha vinto. Questo può essere un indizio e un augurio.
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