Quel desiderio di bel calcio che rinfresca la capitale

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – V.Cerracchio) Sarà la crisi, sarà Lucifero inseguito da Beatrice, sarà che sono mesi che si parla di inchieste, trucchi, autogol per scommessa, accordi truffaldini, giustizia balbettante, fatto sta che non s’era mai visto un pallone bucato in partenza dagli spunzoni delle polemiche. Juve al centro del ring sempre pronta a menar cazzotti. Ma nessuno che si morda la lingua, ultimo Cassano ieri a incendiare Milano con esplosiva ingratitudine.

 
Ci credereste? Roma fa eccezione. Sì certo quando c’è Zeman in giro con arco e frecce chi non rispetta le regole non può pensare di scamparla: Conte squalificato può allenare? Secondo lui no, e lo ha detto. Però si chiude lì. Il resto, da queste parti, per fortuna è calcio. In cinquantamila saranno all’Olimpico stasera, chi abbronzato e chi no, per la prima di Zemanlandia2: spettacolo comunque, gol probabili, sfrontatezza sicura, niente calcoli e tatticismi, si gioca per divertire e possibilmente per vincere. Il popolo giallorosso è già entusiasta per natura, figuriamoci se non sente quest’aria frizzantina perfino nei pronostici. Nomi nuovi a pioggia, giovani (che non è male), belle speranze e scelte mirate al credo tattico del boemo. Totti fa 21 e De Rossi recita ormai da capitan presente, sia pure con la giusta devozione al titolare della fascia. Perso Borini è arrivato Destro, che molti preconizzano centravanti azzurro a venire. Molto dipenderà dalla difesa, rifatta daccapo ma con due sicurezze assolute: Burdisso e Balzaretti. Quello è da sempre il tallone scoperto di Zdenek, che peraltro la lezione la conosce e avrà preso, invecchiando, qualche contromisura.

 
Il bello è che la Lazio, dalla sponda Nord, non sembra per nulla intimorita dall’entusiasmo dei dirimpettai. Lotito cuoce nel suo brodo, fa e soprattutto disfa trattative, sogni e speranze. Ma dopo otto anni i tifosi hanno imparato a essere pratici: i giocatori buoni ci sono, certo stanno invecchiando ma insieme hanno sfiorato due volte la Champions, due volte sono arrivati davanti ai cugini, assaporeranno brividi europei e il fatto di partire sempre in seconda o terza fila non ne può minare l’orgoglio.

 

Petkovic è ancora tutto da scoprire, ha modi e dizione da gentleman, promette gioco d’attacco e un pressing costante cui i suoi nuovi allievi non sembrano troppo portati, ma non si sa mai nella vita. Sembrano accantonati anche i timori di giugno, di una penalizzazione possibile, di un processo sportivo con cui prima o poi si dovrà fare i conti. Il presente è adesso, e quando c’è da lottare la gente biancoceleste non si tira mai indietro con la voce e con la vicinanza. La critica è più dubbiosa ma già gli innesti di Onazi e Cavanda, giovani del vivaio, hanno portato una ventata di ottimismo. E poi c’è sempre Santo Miro. Fai con quel che hai: è il nuovo motto del nostro calcio. Idee prima che campioni. Almeno su questo si parte stavolta quasi tutti alla pari.

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