Pallotta-Fonseca, il patto è fragile

Pallotta-Fonseca, il patto è fragile

Paulo in difficoltà, cerca il rilancio: “Nessuno mi ha messo in discussione”. Il presidente lo difende pubblicamente ma il futuro del portoghese resta un rebus

di Redazione, @forzaroma

In difesa. O più semplicemente indifeso. Cambia poco. Fonseca è in difficoltà, tecnica e dialettica, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

A tal punto che ieri in soccorso di Paulo è arrivato Pallotta. La ciambella mediatica lanciata dal presidente al tecnico (“Sono felice di averlo scelto“) rischia però di sgonfiarsi a breve.

L’allenatore può rimanerci aggrappato giusto il tempo per provare a risollevarsi ma è il primo a sapere che il patto con Jim è fragile. Il motivo è scontato: l’imprenditore statunitense ha già dichiarato di voler cedere il club. Quindi il bene placet presidenziale è a breve-medio termine. Più breve che medio.

Magari servirà a terminare la stagione ma le perplessità crescenti sul suo operato, tra media e tifosi, dovrà scrollarsele di dosso da solo.

La Roma è in caduta libera e Paulo fatica a centrare il motivo di questo crollo. Alle domande che riceve alla vigilia via mail, replica girando intorno al problema senza centrarlo: “Dopo la partita contro la Sampdoria (unica vinta nel post-pandemia, ndc) la squadra non era molto corta. Nelle ultime due partite invece non è stata la lunghezza il problema. È stato altro“.

Cosa? Secondo il portoghese i due ko non dipendono dalla condizione atletica (“I ragazzi non mi hanno detto che sono stanchi”). Non centra nemmeno il modulo (“Possiamo giocare sia con la difesa a tre che a quattro,ma devo dire che è quasi lo stesso“). Non è una questione difensiva (“La marcatura preventiva non è stato un problema. Forse con l’Udinese sì ma avevamo un giocatore in meno“).

Da scartare anche le ipotesi legate al passaggio di proprietà (“La squadra non si è fermata di giocare per il cambio societario“) o alle ultime scosse telluriche dentro Trigoria (“Non mi sento abbandonato dalla società“).

Non trovando così la causa, il tecnico si rifugia nel solito mantra lavoro-fiducia-reazione: “Dobbiamo lavorare, ho sempre sentito il supporto e la fiducia dei tifosi, dobbiamo reagire e giocare per vincere“. Per poi aggiungere: “Non è ancora arrivato il momento dei bilanci”.

In effetti, persa la Champions in campionato, c’è ancora un posto in Europa League da difendere e tentare l’impossibile nella competizione europea ad agosto. Parlarne ora, però, non ha senso.

 

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