Mancini e Cristante: così i gemelli diversi sono diventati leader

Oppposti nella vita e per come si pongono con i compagni, per l’allenatore sono due guide. E ora anche ‘colleghi’ in difesa

di Redazione, @forzaroma

Uno chiacchiera tanto, l’altro è parecchio più silenzioso, schivo. Da una parte Gianluca Mancini, dall’altra Bryan Cristante, personaggi agli antipodi. Mancini è un titolare inamovibile, ha avuto una crescita incredibile, tecnicamente e come leader. È tra i più ascoltati nello spogliatoio, una sorta di grillo parlante, è uno dei saggi: basti ricordare quando, durante una partita, ha rimproverato Zaniolo in campo e davanti a tutti. E a fine gara, Fonseca stesso aveva chiuso il discorso con un perentorio “Mancini ha ragione”.

Ecco, questo Cristante non lo fa, non platealmente. Questione di carattere: Mancini – scrive Alessandro Angeloni su ‘Il Messaggero’ – ha la faccia tosta e l’eloquio tipico del toscano: Bryan ha lo sguardo da orsetto buono, ma poi gli allenatori gli consegnano le chiavi di ogni reparto e in cambio ricevono professionalità massima. La forza di Cristante è proprio la duttilità, è il classico dodicesimo titolare. Mancini e Cristante, insomma, sono i nuovi leader. Gianluca, quando è stato a disposizione, ha sempre giocato: 20 presenze totali, 3 i gol. Bryan, da non titolare, ha partecipato a più partite, ventisei in totale, con zero gol. Minuti giocati in totale, 1533 Cristante, 1686 Mancini. Da qui si nota la differenza tra un titolare e un dodicesimo. Ma per Fonseca sono alla pari. Come uomini prima che come giocatori.

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