L’inchiesta sullo stadio blocca il Campidoglio, ansia M5S: “Risorse del governo inutilizzate”

La sindaca Raggi chiede di monitorare tutti gli atti e le delibere allo studio degli uffici

di Redazione, @forzaroma

In attesa di decidere come procedere con l’iter dello stadio di Tor di Valle, Virginia Raggi vuole evitare altre brutte sorprese, scrive Fabio Rossi su Il Messaggero.

La sindaca ha lanciato un monitoraggio a 360 gradi su atti, progetti e delibere avviate o in corso di preparazione nei vari dipartimenti e uffici del Campidoglio. Questo comporta l’ulteriore rallentamento della macchina capitolina, che già di suo non brilla per celerità. Peraltro in un momento in cui giunta e consiglio comunale sarebbero chiamati a uno sforzo supplementare, indipendentemente dai tempi che saranno necessari per portare in aula Giulio Cesare la delicata variante urbanistica necessaria per poter procedere con la realizzazione del nuovo impianto della Roma.

Il problema non è passato inosservato, dalle parti di Palazzo Chigi. Nel M5S nazionale resta forte la preoccupazione che l’inchiesta sullo stadio possa mietere nuove vittime. L’umore del vicepremier Luigi Di Maio non è dei migliori. Il motivo riguarderebbe soprattutto la massiccia mole di investimenti per la città da parte di Cassa depositi e prestiti (circa 500 milioni) rimasta “paralizzata”. Secondo i vertici M5S, “qui è tutto bloccato, il Governo lavora mentre il Comune dorme”.

Raggi attende a giorni l’esito della due diligence chiesta agli uffici su tutti i dossier citati nell’ultima inchiesta della Procura: l’ex Fiera di Roma, gli ex mercati generali, l’ex stazione Trastevere, ma anche i piani di zona. Il progetto stadio della Roma non è interessato da questa indagine interna – in quanto già oggetto, dopo il primo filone dell’inchiesta, di una verifica ad hoc voluta dalla sindaca – ma comunque il Campidoglio ha i fari accesi anche su questo versante. Anche perché il prossimo passaggio, quello della variante, sarà inevitabilmente il più delicato.
L’eco delle inchieste giudiziarie si riversa inevitabilmente sugli organi politici dell’amministrazione. Marcello De Vito è stato formalmente sospeso dal suo incarico. Ma se il nuovo presidente in pectore dell’assemblea capitolina ha già un nome, quello di Enrico Stefàno, il domino dei movimenti interni a Palazzo Senatorio, potrebbero non finire qui.

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