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Il Messaggero

La Roma è già in riserva

Getty Images

L'attuale rosa non permette gli straordinari. Incompleta secondo Mourinho che si fida ormai soltanto dei 12-13 che vanno sempre in campo

Redazione

L’abbondanza di partite (5 nelle ultime 2 settimane) evidenzia la carenza di interpreti, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. La Roma si riscopre in riserva. Questo perché l’attuale rosa non permette gli straordinari. Incompleta secondo Mourinho che si fida ormai soltanto dei 12-13 che vanno sempre in campo, ai quali ha aggiunto ultimamente il giovanissimo Felix. Ma così la coperta rischia di diventare corta: Pellegrini, ad esempio, con il Milan ha giocato con un’infiammazione al ginocchio sinistro che lo costringerà a saltare il Bodo/Glimt (torna col Venezia). Ma non solo: Mancini, Cristante e Veretout sono diffidati. Alla prossima ammonizione dovranno fermarsi. E dopo la sosta, si riparte con il piede sull’acceleratore: altre 9 partite (tra cui Inter e Atalanta) tra campionato e coppa, prima di Natale. Mou però continua per la sua strada. Anche in Conference League, dando seguito ai propositi bellicosi post-gara in Norvegia, vuole schierare gran parte dei titolari. La difesa sarà la solita; probabile inserimento di Darboe al posto di uno tra Cristante e Veretout mentre in attacco ancora spazio a Abraham e Zaniolo. E poco importa che molti calciatori stiano palesando un’evidente flessione fisica, rispetto alle prime uscite stagionali. Karsdorp e Viña sulle fasce, Cristante e Veretout in mediana più Mkhitaryan in avanti, sono gli esempi più eclatanti. Un calo che trova conferma anche nella classifica dei chilometri percorsi dal gruppo. Nelle prime 6 giornate la Roma era sul podio della speciale graduatoria. Da ottobre in poi, è scivolata all’undicesimo posto (dati transfertmarkt.it). E non è che la squadra abbia cambiato l’approccio alle gare o il modo di giocare. L’idea di fondo rimane sempre la stessa: pressare alti, provare a rubare il pallone e verticalizzare immediatamente. Il problema è che il pressing non è più convincente come prima. La stanchezza dei big c’è, anche se pubblicamente Mou continua a negarla. L’alibi, infatti, renderebbe più fragile lo spogliatoio che già convive con la sindrome arbitrale.