La Roma attiva l’unità di crisi

Ranieri firma il patto con i giocatori per la rincorsa alla zona Champions. Le richieste al gruppo: meno anarchia e più collaborazione per essere squadra

di Redazione, @forzaroma

La Roma di oggi, vale la pena ribadirlo a chi considera la stagione già finita, ha la priorità su quella di domani, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. A tenerlo ben presente deve essere chi quotidianamente vive nello spogliatoio di Trigoria: l’allenatore e i giocatori. Mancano 10 partite al traguardo e la zona Champions, con 30 punti a disposizione, è sempre lì, ad aspettare i giallorossi: il Milan quarto (in vantaggio, però, anche negli scontri diretti), è a 4 punti e l’Inter terza a 6.

Ranieri, nel discorso di giovedì che è stato poi simile a quello di Ferrara dopo la sconfitta contro la Spal, è stato inequivocabile con i suoi interlocutori: basta personalismi e isterismi. La Roma, in evidente crisi psicofisica, non si può più permettere di schierare calciatori che vanno per conto loro. Manca da tempo il comportamento di squadra: netta la spaccatura tra i reparti, scarsa la collaborazione tra gli interpreti e minima l’aggressività dei singoli. I giallorossi sbagliano spesso l’approccio e faticano a restare in partita. Bisogna invertire la rotta, cambiando il trend e in fretta. A giudicare, oltre al tecnico in panchina, sarà il pubblico dell’Olimpico. Domani contro il Napoli e mercoledì sera contro la Fiorentina.

Ranieri è arrivato a Trigoria dopo aver perso 11 partite (su 17) in Inghilterra (10 in Premier e 1 in coppa), rendimento che gli è costato la panchina del Fulham. Sono stati 11 (in 36 match) i ko di Di Francesco (6 in campionato, 4 in Champions e 1 in Coppa Italia). Insieme, il tecnico e i giallorossi, sono caduti a Ferrara.

In campo, ieri mattina, con il vicepresidente Baldissoni anche il preparatore Ed Lippie, fedelissimo di Pallotta. Che ha chiesto all’americano, già passato da Trigoria in questa stagione almeno 2-3 volte, di dare un’occhiata al lavoro atletico della nuova gestione. Pure la proprietà Usa, insomma, pensa al presente. Dà l’esempio. Il futuro può attendere.

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