Il socio di De Vito ora accusa: “Subivo pressioni in Comune. Parnasi non è una persona seria”

L’avvocato Camillo Mezzacapo ha raccontato di essere stato sottoposto a una sorta di “estorsione” a scopo pubblico da parte dell’assessorato all’Urbanistica

di Redazione, @forzaroma

Il giorno dopo essere stato arrestato, davanti al gip, in sede d’interrogatorio di garanzia, l’avvocato Camillo Mezzacapo ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma ha voluto fare dichiarazioni spontanee per cercare di respingere, almeno in parte, le accuse che lo hanno portato in carcere, come riporta Il Messaggero.

Giovedì scorso ha raccontato di essere stato sottoposto a una sorta di “estorsione” a scopo pubblico da parte dell’assessorato all’Urbanistica del Campidoglio. Mezzacapo è accusato di corruzione e traffico di influenze insieme all’ex presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, per avere incassato tangenti destinate al politico da 4 imprenditori: Luca Parnasi, i fratelli Claudio e Pierluigi Toti, e Giuseppe Statuto. Al gip Maria Paola Tomaselli racconta di non avere mai pagato o ricevuto mazzette e di non avere ottenuto incarichi insieme all’amico: “De Vito è un personaggio pubblico, ma di quelli che tagliano i nastri, non aveva poteri”.

Secondo l’accusa, Parnasi gli avrebbe dato vari incarichi per ottenere agevolazioni nella realizzazione del Nuovo stadio della Roma e nel progetto di riqualificazione dell’Ex Fiera. “Ho visto Parnasi in tutta la vita tre volte. De Vito sicuramente aveva frequentazioni maggiori”. Racconta anche che l’imprenditore gli aveva offerto altri due o tre mandati, “non ne ho accettato nemmeno uno. Le dico un’altra cosa di Parnasi e poi chiudo: è un chiacchierone, non è una persona seria”.

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