Il ministro Cancellieri: «Cerchiamo sempre di più di responsabilizzare le società di calcio»

di Redazione, @forzaroma

(Il Messagger0 – M.Ajello) Ministro Cancellieri, l’altro giorno al Consiglio dei ministri ognuno di voi ha portato le proprie idee per la cosiddetta fase due. In temadi sicurezza lei che proposte ha fatto?
«Io ritengo che non ci siano sviluppo e crescita per il nostro Paese, se non c’è sicurezza. Sulla base di questa convinzione, anche insieme al ministro della Giustizia, Paola Severino, stiamo elaborando una serie di norme che intervengono a modificare il sistema legislativo in materia di beni confiscati alla mafia, alla camorra, alla ’ndrangheta e in generale alla criminalità organizzata».

In che senso va questa modifica?
«L’Agenzia per i beni confiscati alla mafia è frenata nel suo funzionamento da una serie di lacci e lacciuoli burocratici. E non è ancora in grado di mettere a frutto completamente il grande patrimonio sottratto a quel tipo di organizzazioni criminali. Abbiamo oltre 300 aziende confiscate e più di 3.000 immobili confiscati. Poi c’è un altro migliaio di imprese e altri 10.000 immobili sotto sequestro ma non ancora nella piena disponibilità dello Stato. Ciò dà la misura della quantità di beni da mettere a frutto per la società italiana, bisognosa di nuova linfa economica e di iniziative sociali e civili. L’Agenzia ha però bisogno di norme che la rendano più efficace e più operativa. Al più presto questo progetto sui beni confiscati verrà portato all’attenzione del Parlamento».

Altra riforma nel campo della sicurezza che serve alla crescita?
«Rendere meno farraginoso l’uso dei Pon».

Di che cosa?
«Sono i Progetti operativi nazionali, ovvero i fondi europei per la lotta alla criminalità nelle quattro regioni a rischio: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. Anche qui, nello sbloccare questi finanziamenti s’incontrano tante lentezze e difficoltà. Il nostro scopo, a cui stiamo lavorando con molta energia, è quello di dare alle amministrazioni di quelle regioni la possibilità di usufruire di quegli stanziamenti in tempi brevi e di portare a termine la progettazione di questi Pon».

Intanto, ieri è cominciato il campionato di calcio. Avete previsto, rispetto allo scorso anno, misure particolari per la sicurezza negli stadi? 
«Continuiamo sulla strada già avviata, che ha dato risultati importanti. Cerchiamo sempre di più di responsabilizzare le società di calcio».

Dobbiamo aspettarci un autunno caldo negli stadi?
«Non ho al momento segnali di possibile peggioramento per quanto riguarda la situazione. Fino adesso le forze dell’ordine hanno operato bene e lo schema di gioco – per usare il linguaggio calcistico – non c’è per ora necessità di cambiarlo».

La spending review per il ministero dell’Interno che cosa significa? 
«Significa che abbiamo tempo fino a marzo-aprile per riorganizzare le Prefetture, nell’ambito del riordino dell’intero sistema delle Province. Io conto di chiudere questo discorso anche prima dei limiti temporali previsti. E’ necessario cambiare l’assetto organizzativo della dislocazione degli uffici periferici dello Stato nel campo della sicurezza. Dove le Province verranno meno, noi dobbiamo comunque garantire la sicurezza dei cittadini e quindi stiamo lavorando a una sorta di mini-prefetture o comunque di presidii dello Stato sul territorio».

La spending review prevede anche il blocco del turn-over. Pure per le forze dell’ordine?
«Il discorso riguarda l’intero comparto e lo stiamo affrontando di concerto con la Difesa, con la polizia penitenziaria, con la polizia forestale. Mi sento comunque di dire ai cittadini che il nostro impegno sarà massimo nel garantire la sicurezza, perché siamo consapevoli di quanto questo sia un bisogno profondamente sentito dagli italiani. Sappiamo che le risorse sono poche e allora si cercherà di spendere meno ma di spendere meglio».

Si può fare?
«No, si deve fare».

La crisi economica e le proteste dei lavoratori le fanno temere un autunno caldo?
«Serve molta vigilanza. Non è un momento facile, basti vedere la vicenda dell’Alcoa in Sardegna o la situazione di Taranto. Si dice sempre autunno caldo. Ma tutti gli autunni sono caldi, anche se questo potrebbe essere un autunno più caldo del solito. Però questo Paese ha sempre dimostrato di saper superare le difficoltà e anche stavolta credo che ce la farà. Negli anni del terrorismo, che furono davvero terribili, l’Italia ha tenuto. Il nostro è un popolo molto maturo e oggi vedo tanta consapevolezza nella gente a proposito del momento che stiamo vivendo».

Il numero delle scorte lo diminuite oppure no?
«Gli uffici del Viminale stanno elaborando proposte di riorganizzazione dell’intero sistema delle scorte. C’è già stata una riduzione delle scorte per i livelli di rischio più bassi e adesso vogliamo rivisitare tutto il sistema. Ovviamente occorre garantire la sicurezza degli scortati, perché abbiamo ancora ferite aperte che non si sono rimarginate. Penso per esempio alla vicenda di Marco Biagi. Guai comunque, come si tende purtroppo a fare, a politicizzare e a mediatizzare questo tema delle scorte, che viceversa va affrontato da parte di tutti con molta serietà e va visto nella luce giusta. Nel giro di poche settimane, si avranno delle novità». Il numero dei reati aumenta?«Noi pensiamo a tenere alta la guardia. La crisi economica porta a un incremento dei reati predatori e della criminalità diffusa, che sono quelli che creano più malessere e paura presso la popolazione. Poi ci sono episodi come quello dell’omicidio di Terracina, che sono veramente inquietanti. Anche se gli ultimi dati, quelli che abbiamo diffuso nei giorni di ferragosto, sulla criminalità organizzata sono positivi».

Alla luce di tutto questo, perché è così difficile approvare la legge anti-corruzione?
«Questo è un discorso che compete al ministro Severino. Di sicuro, però, la corruzione va battuta con ogni mezzo. E auspico che al più presto si trovi la soluzione in Parlamento. La corruzione e il deficit di sicurezza sono due palle al piede che frenano l’Italia e ne ostacolano la crescita economica, spaventando gli investitori».

Quanto durerà questo governo?
«Noi ci stiamo impegnando, lo faremo fino alla fine e la cosiddetta strana maggioranza ci ha sempre sostenuto».

Anche lei, come altri ministri, è corteggiata per entrare nelle liste di qualche partito. Contenta?
«Ho preso l’impegno di fare il ministro dell’Interno, lo faccio con tutta la forza che ho e non posso disperdere energie in altri discorsi».

E dopo, non farete più politica?
«Questa è una scelta delle singole persone e ognuno è libero di fare le proprie scelte».

Che voto darebbe al vostro governo?
«I voti li danno i cittadini».

Dia almeno, lei che è super-romanista, un voto a Zeman?
«Io sono romanista per un fatto di viscere. Per me, la Roma è la Roma. Quindi ogni allenatore dei giallorossi ai miei occhi è il migliore, l’importante è che ci faccia vincere. Non m’intendo di cose tecniche, sono nata romanista perché così è e il resto non so».

 

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