Friedkin, silenzio e fatti: il cuore della città è già stato conquistato

La questione del vecchio marchio ripristinato ne è l’esempio: un gesto apparentemente banale ha reso felici tutti

di Redazione, @forzaroma

Ce l’avranno una voce? È la battuta che circola a Roma sui due Friedkin, Dan e Ryan, padre e figlio, presenti e assenti. Ma efficaci. Non parlano ma sanno comunicare, con i gesti, con i fatti, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

La questione del vecchio marchio ripristinato ne è l’esempio: un gesto apparentemente banale ha reso felici tutti. Esibire la mascherina con il vecchio stemma è stata una raffinata forma di comunicazione. Muta. Anche far filtrare le indiscrezioni sulla costruzione del nuovo stadio lo è. È bastato fare il nome del Flaminio per riportare il sorriso. La gente non apprezza l’esibizionismo, evidentemente. I proclami, gli slogan, spesso finiscono nel vuoto.

Quando Dan e Ryan Friedkin sono piombati a Roma c’era una grande incertezza sulle sorti della squadra e sul tecnico, all’epoca in bilico. Poi, quando la palla ha cominciato a rotolare, tutto si è sistemato e i piccoli problemi sono stati risolti con decisioni (vedi l’allontanamento immediato del segretario, ritenuto responsabile del caso Diawara di Verona-Roma e poi vanno registrati gli addii anche di Mauro Baldissoni, Paul Rogers e Federica Bafaro, la responsabile del personale e legata allo studio Tonucci). Voli a destra e sinistra per rintracciare il dirigente mancante: sempre in segreto e sempre con la massima riservatezza. È uscito un nome a sorpresa: Tiago Pinto, dal Benfica. Non è un ds, è un manager a tutto tondo. Che dovrà anche occuparsi di mercato, ma non solo di quello. I Friedkin sono pragmatici e allo stesso tempo curano i sentimenti. E tengono sempre d’occhio alla ristrutturazione del club: in arrivo, oltre a Pinto (dal 1° gennaio), anche Stefano Scalera, il manager che viene dalla Pubblica amministrazione e che si occuperà degli affari istituzionali.

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