Discrezione e serietà, così il magnate americano è arrivato all’happy-end

Discrezione e serietà, così il magnate americano è arrivato all’happy-end

Mai una parola fuori posto neanche quando Pallotta lo ha stuzzicato mettendo in dubbio le sue capacità finanziarie

di Redazione, @forzaroma

Il colpo di fulmine, l’approccio (culminato con l’offerta spartiacque a fine dicembre), la crisi (dovuta perlopiù alla pandemia), i lunghi alti e bassi con Pallotta, la rottura, i silenzi, il rischio di essere superato in extremis da un altro competitor sino alla fumata bianca. Per conoscerlo meglio, bisognerà che si appalesi. Ma su una cosa già si può essere certi: quando vuole una cosa, Friedkin se la prende, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

Così ha fatto con la Roma. La voleva e alla fine la prenderà. Alle sue condizioni. Dettaglio non trascurabile nel campo degli affari.  Si presenta a Roma, città caotica funestata ormai da una violenza verbale che passa indifferentemente dalle strade alle frequenze radiofoniche, con il miglior biglietto da visita possibile: la discrezione.

Mai una parola, un sussurro, una linea guida off record lanciata ai media in questi lunghissimi mesi di trattativa. Nemmeno una replica quando Pallotta, con modi da rivedere, lo ha stuzzicato, mettendo in dubbio la capacità finanziaria del suo gruppo: “Se avesse i soldi e volesse parlare ancora, lo ascolteremmo…“. Sinonimo di serietà che alla fine ha pagato. Jim infatti non solo ha dovuto riascoltarlo ma ha detto sì a quello che non più tardi di 52 giorni fa aveva definito “inaccettabile”.

Il futuro proprietario della Roma – sposato con Debra (archeologa e amante della storia romana), quattro figli e una licenza di pilota d’aereo – può vantare un patrimonio di 4,2 miliardi di dollari secondo la rivista Forbes che lo pone al 187° posto della classifica dei Paperoni statunitensi e al 504° nel mondo. Imprenditore di successo anche in altri settori strategici come il turismo (la catena Auberge Resorts, con alberghi di lusso in Messico, isole Figi, Grecia, Svizzera, Nicaragua, Usa e Costa Rica) è un grande appassionato di sport. Tifoso degli Houston Rockets, a tal punto da provare la franchigia texana un paio di anni fa, senza riuscirci. Dal basket al calcio, il passo è stato breve. Anche grazie all’insistenza del figlio Ryan, per il quale è probabile in futuro un ruolo (in loco) simile a quello che il giovane Zhang copre nell’Inter.

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