Di Francesco: scalando l’Europa con un pizzico di follia

Il tecnico non si accontenta e vuole salire sulla vetta del continente. La sua rivoluzione tattica per la sfida con Messi è già materia di studio

di Redazione, @forzaroma

La foto del profilo di WhatsApp è inequivocabile quanto la frase che l’accompagna. Di Francesco sceglie il paesaggio di montagna e sullo sfondo, in lontananza, la vetta è altissima. “Se fosse facile lo farebbero tutti” scrive Ugo Trani su Il Messaggero.

Il messaggio viene dal debuttante di questa Champions che al primo colpo, superando gli ostacoli come cantano i tifosi, è già in semifinale, dove la Roma arriva per la seconda volta nella sua storia.  Il gruppo lo segue e lui lo trascina sempre più su. “Non ci dobbiamo fermare”. Lo ha detto ieri mattina a Trigoria, uscendo dal cancello a piedi, a quel gruppo di tifosi che gli ha chiesto il selfie da incorniciare insieme con l’Impresa. In precedenza lo ha ricordato anche ai suoi calciatori: “La nostra partita più bella e la gioia più grande dovranno essere le prossime”.

Eusebio è già scattato, subito dopo il successo contro il Barça. “Vogliamo andare a Kiev, perché non crederci?”. Il 3 a 0 di martedì sera, insomma, entra nel percorso.

Ma già guarda alla nuova tappa che non è solo il derby di domenica. L’ultima è già nell’album dei (piacevoli) ricordi. Sulla porta dello spogliatoio ha aspettato i giocatori. Lui è rientrato subito nella pancia mai così sazia dell’Olimpico, lasciando la vetrina ai protagonisti. Li ha poi abbracciati e ringraziati uno alla volta. Con affetto. E orgoglio. Perché lo hanno ascoltato, lo hanno seguito.

Di Francesco non ha dormito tra sabato e domenica, cioè dopo la sconfitta contro la Fiorentina (11° ko stagionale, 7° in casa). L’inquietudine notturna è per la ferocia di qualche critica che gli hanno assestato in faccia. “Ho preso gli schiaffi, ma ho sempre saputo reagire”.

Eusebio, all’alba di 4 giorni fa, ha ribaltato il Barcellona tra le pareti della sua casa all’Eur. La linea a 3 dietro, usata fin qui solo in corsa e per pareggiare contro l’Atletico in casa e l’Inter fuori, e 5 difensori, alzando 2 terzini. Sacchi, l’allenatore che alla fine degli anni Ottanta cambiò il nostro movimento, lo chiama maestro. Lui, inforcati gli occhialini, ha preparato la lezione. Pressing, finalmente collettivo, con il centravanti Dzeko, le mezzepunte Schick e Nainggolan, i mediani Strootman e De Rossi.

Chissà se il nuovo assetto diventerà quello definitivo. Ha già chiarito che gli interpreti sono quelli giusti per giocare con il 3-4-2-1 (o 3-4-3). Pure il convalescente Karsdorp per capirsi (esterno a destra) o l’infortunato Perotti (trequartista a sinistra), aggiungiamo noi. La svolta è comunque autentica. Perché l’idea è moderna, offensiva e soprattutto europea.

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