Debra, la First Lady archeologa che cerca reperti a Monte Verde

Debra, la First Lady archeologa che cerca reperti a Monte Verde

La signora FRiedkin dirige un progetto di scavi tra il Texas e il Cile e gestisce un mega resort in Tanzania

di Redazione, @forzaroma

Il suo nome è Debra, Debra L. Friedkin. Non è semplicemente “la moglie di Dan” (e con lui ha quattro figli), il nuovo americano della Roma, scrive Piero Mei su Il Messaggero.

Debra è una signora americana destinata a prendere il posto di “First Lady Giallorossa”, raggiungendo nel Pantheon dedicato indimenticabili signore con differente personalità, come Donna Flora, la signora Viola, o la Sora Maria, la signora Sensi, che affiancarono, che affiancarono, ciascuna a modo proprio, l’avventura sportiva del marito. Che, scongiuri ammessi, fu un’avventura scudetto. Il che non obbliga il sullodato Dan a un immediato analogo trionfo, però…

Debra L. Friedkin è anche una signora piena di interessi che si sparpagliano dall’archeologia alle questioni immobiliari alla filantropia che è attività molto praticata dai ricchi americani, forse anche per ragioni fiscali ma non si vada troppo per il sottile.

Quanto all’archeologia, Debra ha un sito (reale, non web) dedicato al suo nome. E’ il “Debra L. Friedkin Sites” nel Texas dove è stata rinvenuta l’arma più antica mai ritrovata in America: le superricerche l’hanno datata a 16 mila anni fa, precedente la cultura preistorica dei Clovis, i progenitori dei Nativi Americani. Il sito si trova dalle parti di Buttermilk Creek, nome delicato (burro e latte, cioè latticello) e dicono che uno dei luoghi nei quali si esercita non solo il patronato ma la diretta attività della signora Friedkin si chiami Monte Verde. Come il quartiere di Roma,ma due parole.

La signora Friedkin si occupa, raccontano, anche della gestione di quella attività lontana, in Tanzania, dove avrebbe ideato e suggerito soluzioni per il Miwba Lodge, che definire un resort di lusso è come dare della capanna a un palazzo nobiliare. Ma il luogo non è soltanto questo: è anche, e soprattutto, un territorio sconfinato, 61 milioni di acri, 2 milioni e mezzo di ettari, nel quale difendere la biodiversità animale e vegetale.

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