Dal fallimento Capitale alla Coppa: Monchi, un addio tra errori e dubbi

A Roma ha fallito, a Siviglia è tornato Re Mida

di Redazione, @forzaroma

Monchi non era il Re Mida dei ds (così fu definito quando è arrivato a Roma), forse non è nemmeno il brocco visto a Roma (così è stato apostrofato quando se n’è andato), scrive Alessandro Angeloni su “Il Messaggero.

L’impressione è che Ramon, partito nemmeno troppo male, si sia incartato dopo il no improvviso di Malcom e il fallimento della trattativa per Mahrez. Non è certo la stessa cosa presentarsi subito dopo con Schick, che esterno non era e non è, e Nzonzi, che di mestiere fa il centrocampista centrale e non l’ala, per non dimenticare Karsdorp infortunato, il fragile Pastore, più i vari Marcano, Bianda (pagato circa sei milioni e mai visto).

Gli rimproverano di essere scappato nel pieno del marasma, di aver creduto troppo in Di Francesco quando, a detta di tanti, era indifendibile. Pallotta lo aveva definito il maggior responsabile della stagione fallimentare. Un mostro insomma. Possibile sia solo colpa di Roma, dell’ambiente? Forse no, è vero che magari qui c’è meno pazienza, il tutto figlio della frustrazione per le mancate vittorie. Qui ha lasciato poco, ma almeno Zaniolo è tanta roba.

A Roma si sbaglia di più, forse. Specie chi è a abituato a vivere meno pressioni. Il dato comune alle vittoria sono i grandi giocatori, spesso i ds, in quei momenti, passavano sotto traccia. Falcao, Conti, Pruzzo, Batistuta, Totti, Montella etc. Con questi giocatori, Roma sarebbe una comfort zone per tutti. Al di là dei discorsi filosofici sull’ambiente, spesso una scuse per perdenti.

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