Un salto avanti di mentalità. La Roma, al Sinigaglia, ha dimostrato di sapersi accontentare pure del punticino

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Roma, un rosso di orgoglio

Quel pugno chiuso a fine partita, quell'esultanza per un pari e per la prestazione faticosa della Roma, hanno un significato ben preciso: che qualcosa sta cambiando. Un salto avanti di mentalità, di Gasp e quindi della Roma. La Roma, al Sinigaglia, ha dimostrato di sapersi accontentare pure del punticino, cosa che con Gasp allenatore abbiamo raramente visto. Per il tecnico di Grugliasco c'è/c'era solo un modo giocare: andare avanti, a oltranza, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Cercare il secondo gol, il terzo, con il rischio di concedere qualcosa agli avversari. Non a caso, il mantra di Gasp è avere più attaccanti possibili, per cercare il gol. La Roma, però, nell'ultimo quarto d'ora di Como è stata costretta a rinunciare, concedendo palla e iniziativa alla formazione di Fabregas, che ha già un possesso palla straripante, in quell'occasione è stato 83.8% contro il 16.2% dei giallorossi. Poco più alto del quarto d'ora precedente, con la squadra che già aveva smesso di offendere: 74.84% 25.16%. Prima di quella fase in cui abbiamo visto una Roma granitica, il possesso palla era in perfetto equilibrio. «Se certe partite non le puoi vincere, allora devi evitare di perderle», questa non è mai stata la filosofia di Gasp quando era all'Atalanta, ora la sta sposando. Perché il campionato è una corsa lunga, con tante tappe, a volte per arrivare in alto serve pure il punticino preso dopo una partita sofferente, sporca.

Dybala

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