(Corriere dello Sport – P.Guadagno) - Giovanni Palazzi, ingegne­re, consulente e docente in marketing, comunicazione aziendale e organizzazione, ma soprattutto presidente e amministratore delegato di StageUp, società impegnata nella consulenza e nella ri­cerca nel business dello sport.

Tocca a lui parlare di Thomas DiBenedetto, ovve­ro colui che potrebbe presto diventare nuovo proprietario e presidente della Roma.

«Da quanto mi è capitato di leggere sui giornali, sia­mo molto vi­cini a una conclusione della trattati­va - racconta Palazzi -. Di si­curo si tratta di una novità importante per il nostro si­stema e per il nostro modo di intendere il calcio. Gli ameri­cani hanno una visione diffe­rente rispetto alla nostra: in­tendono lo sport come una forma di intrattenimento evoluto, che permette di fare affari. E DiBenedetto, alla lu­ce del suo curriculum, è sen­z'altro un esperto in materia, visto che è azionista dei Bo­ston Red Sox addirittura dal 1978» .

BUSINESS -
La nuova Roma partirà sulla base di un nuo­vo modello di business.«Mi aspetto un approccio più orientato a ciò che dice la legge, ovvero che i club calci­stici sono di fatto società a fi­ni di lucro- dice Palazzi -.Un discorso che per la Roma è ancora più valido, in ra­gione della quotazione in Borsa». Se­condo quanto trapelato dei programmi di DiBene­detto, però, l'idea è quella di una futura uscita dai listini.«Anche Malcom Glazer, quando è di­ventato proprietario del Manchester United, ha fatto lo stesso- sottolinea il presi­dente di StageUp -.Ma la trattativa che riguarda la Ro­ma è impostata su basi com­pletamente diverse. Il club inglese fu acquistato con isuoi stessi soldi, ovvero con un indebitamento della so­cietà, per poi toglierla dalla Borsa. Nel caso di quella giallorossa, invece, l'opera­zione prevede la cessione da parte di Italpetroli, tramite Unicredit, del pacchetto di azioni che consentono il con­trollo della società. Non si tratta di un'Opa operata sui mercati finanziari».

DELISTING SI’ O NO? -
Di qui le conseguenze per coloro che posseggono azioni del club giallorosso.«In caso di Opa e quindi di acquisto dei titoli sul mercato borsistico, tutti i soci avrebbero le medesime garanzie- spiega Palazzi -.In questo caso, invece, le ga­ranzie sono esclusivamente di chi cede il pacchetto di controllo. Come prevede la Consob, una volta insediata, la nuova proprietà dovrà ma­nifestare pubblicamente le proprie intenzioni: nel caso,se confermare la quotazione o se, invece, procedere con il delisting. Se la scelta doves­se essere la seconda, allora si darebbe il via ad un'opera­zione di acquisto di tutti i ti­toli presenti sul mercato, in modo da ritirarli in via defi­nitivadalla

Borsa»
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STADIO, VIVAIO E MARCHIO -


Al momento, comunque, si tratta soltan­to di possibili scenari, tutti da confermare in concreto.

«Da quanto ho appreso, si tratta di un'operazione senza precedenti per il nostro terri­torio, alla luce del livello del­l'investimento ma anche per­ché ad essere coinvolta è la città di Roma. La linea mi pare quella più aderente al fair-play finanziario voluto da Michel Platini, con ragio­namentisullo stadio di pro­prietà, sul rafforzamento del vivaio e pure del marchio. Ovvio che, in questo modo, la Roma sarebbe agevolata in tema di licenze Uefa e, visto che il piano finanziario pre­vede di raggiungere un fattu­rato di 250 milioni di eu­ro, allora la qualificazio­ne alla Champions dovrebbe es­sere sistema­tica ». Un ulti­mo aspetto, per concludere:«Sono favo­revole al fatto che Unicredit resti ancora in società. Il cal­cio in Italia vive di una rete di relazioni importante e molto particolare. Avere nel management chi ha questo tipo di esperienza, agevolerà certamente l'inserimento e il successo di DiBenedetto edellasuacordata».

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