Serbo rancore. Kolarov da leader all’addio: Miha lo vuole al Bologna

Serbo rancore. Kolarov da leader all’addio: Miha lo vuole al Bologna

Il terzino è passato da titolare inamovibile a comparsa

di Redazione, @forzaroma

Dal fresco rinnovo all’anonimato fino alla possibilità di andare via, scrive Francesco Balzani su Leggo. Il tragitto maledetto già percorso in questi anni da molti giocatori della Roma (vedi Under, Fazio o Perotti) ha colpito in maniera implacabile pure Kolarov.

Il serbo è passato da titolare inamovibile a comparsa tanto che nell’ultimo mese ha giocato solo contro il Bologna. Ed è stata un’esperienza più che dimenticabile vista pure la polemica a distanza coi tifosi di tribuna che è costata una multa al terzino. Non il primo diverbio. Basti pensare agli insulti alla stazione prima di raggiungere Firenze nel gennaio 2019 o all’inchino polemico a Verona. Un rapporto controverso quello con la tifoseria che non gli perdona il passato laziale e che ora non può evitare di notare la flessione fisica e tecnica di Kolarov.

Il calo di rendimento è iniziato un anno fa e ha conosciuto pochi alti e molti bassi soprattutto in fase difensiva. Lo sa anche il serbo che ha accettato serenamente la panchina. La sua leadership all’interno del gruppo è ancora forte, ma sia lui sia Dzeko non sono riusciti a trasmettere il carisma a uno spogliatoio scoraggiato e all’apparenza diviso tra i (pochi) senatori e i nuovi arrivi. Anche per questo la strada di Aleksandar a fine stagione potrebbe portarlo altrove.

Mihajlovic lo vorrebbe volentieri nel suo Bologna. I due ne hanno parlato dopo Roma-Bologna, l’operazione è fattibile anche perché il serbo ha la piena stima del ds Sabatini che lo portò in Italia 13 anni fa e perché lo stipendio da 2 milioni è alla portata del club di Saputo. La Roma d’altronde vuole rifarsi le fasce basse. A destra piace Klostermann del Lipsia e potrebbe tornare Florenzi, a sinistra Kolasinac in uscita dall’Arsenal. Oltre a Spinazzola.

Anche il futuro da dirigente a Trigoria di Kolarov sembra compromesso dall’arrivo della nuova proprietà che intende rivoluzionare il management.

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