Le spine di Paulo. Fonseca è già un sergente: “La mia Roma va meritata”

Le spine di Paulo. Fonseca è già un sergente: “La mia Roma va meritata”

IL tecnico portoghese ha mandato messaggi ben precisi agli scontenti: “Voglio che restino qui solo quelli che sono felici, motivati e pronti a lottare”

di Redazione, @forzaroma

Non conosco la paura“. Il primo capitolo del libro di Fonseca potrebbe avere questo titolo. Per capire se sarà avvincente oppure no bisognerà aspettare qualche mese.

La conferenza di presentazione di ieri di emozioni non ne ha regalate troppe. Il portoghese, che ha promesso di imparare l’italiano in tempi brevi, ha però mandato messaggi ben precisi agli scontenti. A partire da Dzeko che in mattinata, prima delle visite a Villa Stuart, ha evitato le richieste dei tifosi e poi ha parlato con Petrachi ribadendo la volontà di andare all’Inter. “Voglio che restino qui solo quelli che sono felici, motivati e pronti a lottare per la Roma – ha detto Fonseca -.Questo è un prerequisito, giocatori che siano dentro la causa“.

Edin non sembra esserlo visto il muso lungo mostrato ieri. Nelle prossime ore si intensificheranno i contatti con l’Inter pronta a inserire Miranda nell’operazione. Ma il monito è pure per Zaniolo che ha deciso di non rinunciare nemmeno a un giorno di ferie (tornerà il 22): «È un calciatore di talento in cui crediamo. Ma per me conta il presente e il futuro e ognuno deve meritare questa squadra con lavoro e comportamenti. Vogliamo costruire qualcosa con i giocatori che mettano i propri interessi dietro a quelli della squadra».

Anche in questo caso il futuro di Nicolò (per il quale Petrachi non ha smentito la cessione) guarda a nord, verso Torino. A proposito: “Su Higuain sono in piena e totale sintonia con Petrachi. Non è mia intenzione parlare di giocatori che non sono presenti, se arriverà ne parlerò“. L’altra spina si chiama Florenzi per il quale sono in dubbio futuro e fascia da capitano. “Probabilmente sarà lui ma è importante conoscere i giocatori dal punto di vista caratteriale e capire che uomini sono. Quello che conta è il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e del suo compagno. Essere capitano in questo senso è cruciale“.

Il manifesto tecnico-tattico può riassumersi così: “Non sarà la mia Roma, ma la Roma di tutti. Pallotta non ha fissato obiettivi concreti. Quello che mi pongo è tornare in Champions, ma la priorità è costruire una squadra ambiziosa e coraggiosa. Non sono una persona a cui piace fare promesse, questa è un’ambizione. Potremmo vincere con questa squadra una delle competizioni in cui parteciperemo nell’arco di 2 anni. Sono qui perché ritengo che insieme possiamo costruire qualcosa di speciale e dato che non faccio le mie scelte sulla base economica e mi baso sulle mie sensazioni, quando ho parlato con Petrachi non ho esitato. Negli ultimi 12 anni in Italia la squadra che ha vinto è quella che ha subito meno gol. È fondamentale difendere bene, ma non sarà una squadra difensiva. Armi? Possesso palla e intensità”.
(F.Balzani)

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