La notte in cui Pallotta scoprì cos’è il romanismo

Il presidente in giro con i tifosi fino all’alba, il tuffo in fontana e per la prima volta forse si è sentito un “lupo in mezzo al branco”

di Redazione, @forzaroma

L’uomo di Boston, il presidente americano spesso lontano (almeno fisicamente) e che ancora fatica a parlare italiano, come riporta Leggo. James Pallotta, spesso criticato e ieri addirittura insultato dalla Curva prima della partita, martedì notte ha capito davvero che vuol dire essere romanisti. Lo ha vissuto prima in uno stadio d’altri tempi ricevendo i complimenti di un certo Sir Alex Ferguson (l’ex tecnico dello United è stato invitato anche per le semifinali). Poi per le vie della città: prima Piazza del Popolo, poi via del Corso fino a Piazza di Spagna.

Ha abbracciato tifosi, esultato per ogni singolo colpo di clacson in una città tornata finalmente a festeggiare. Osannato, fradicio per il tuffo nella fontana immortalato da decine di cellulari, esaltato per una vittoria storica. Pallotta – che deciderà oggi se restare pure per il derby – si è presentato all’hotel De Russie completamente bagnato e decisamente euforico. Il personale lo ha accolto con una bottiglia di champagne, ma è stato proprio il presidente a voler offrire da bere a tutti nella notte dei sogni. Nella notte in cui anche lui si è sentito un lupo. Poi ha rivissuto in tv i momenti salienti della partita prima di dormire, o almeno provarci. Ieri James ha ricevuto applausi e complimenti anche al Campidoglio prima dell’incontro con la sindaca Raggi.

Il presidente è tornato sulla partita: “Sono stato felicissimo quando abbiamo pescato il Barcellona, Mauro (Baldissoni, ndr) lo sa. È stata una bella cosa. Sapevo che la maggior parte delle persone nel mondo pensava che avremmo perso, quindi non avevamo nulla da perdere. Non mi interessa chi affronteremo, possiamo giocare contro chiunque dopo aver dimostrato cosa sappiamo fare. Quello che Di Francesco ha fatto cambiando tatticamente è stato brillante, non penso che il Barcellona se lo aspettasse. Dzeko è stato il migliore, ma molto di quello che ha fatto è dipeso anche dal lavoro di giocatori come Schick”.

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