L'egiziano in questo suo splendente momento palleggia anche meglio di Messi e galoppa nel vento come Cristiano Ronaldo, segnando più di loro
Il passato è una bestia, il passato è cattivo e ha le unghie lunghe. La Roma se le ritrova addosso di colpo, dentro la carne lacerata da “Mo Sàla” come lo chiamano qui, senza accenti, arrotondando ogni spigolo, come scrive Crosetti su La Repubblica.
È lui il peggior incubo atteso e puntualissimo, un meraviglioso calciatore che in questo suo splendente momento palleggia anche meglio di Messi e galoppa nel vento come Cristiano Ronaldo, segnando più di loro: già 43 gol.
Quanti rimpianti per quell’avvio da incubo e per avere venduto un campione così. “Mo Sàla” spappola la Roma in 9’, gli ultimi del primo tempo, con un sinistro disegnato che picchia sotto la traversa e poi con una palombella accarezzata, poco meno di un cucchiaio, diremmo un cucchiaino.
Eppure la Roma aveva provato ad essere sorniona, sistemandosi attenta su un prato di smeraldo, pettinato fino all’ultimo da solerti inservienti come se fosse la chioma di un bimbo. Per mezz’ora aveva tenuto per bene il campo, addirittura centrando la traversa con Kolarov che prima tira e poi ne parliamo. Finché il Liverpool non ha smanettato ed è stato il panico.
I rossi sono una specie di fiume color sangue che esonda da tutte le parti e si abbatte sulla Roma in forma di terzo, quarto e quinto gol: stavolta “ Mo Sàla” fa l’ispiratore e s’inventa i due assist perfetti per Mané e Firmino, i due compagni d’attacco che frullano una difesa giallorossa inguardabile, improponibile, con Manolas che dev’essere ancora all’Olimpico che corre dopo il gol al Barcellona.
La quinta rete si manifesta senza Salah ed è una notizia, stavolta Firmino fa tutto da solo, gli basta la fronte spaziosa. Poi, in extremis, ecco Dzeko e il rigore di Perotti: ora servirà un altro 3- 0 anche se non è sembrata una semifinale di Champions, semmai una sfida tra squadre di categorie diverse.
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