La squadra di Spalletti eccelle in questa caratteristica addirittura su scala europea. Un gol su quattro arriva così

I numeri numeri dicono che per la Roma il tiro da lontano è una risorsa preziosissima. Una specialità in cui, la squadra di Spalletti, come sottolinea Matteo Pinci su repubblica.it, eccelle addirittura su scala europea. Intanto, complice la squalifica di Nainggolan, Strootman si candida a rivedere il campo dal primo minuto, 442 giorni dopo l'ultima volta.

Non chiamateli più tiri della disperazione. La "botta" da lontano, arma da sfoderare spesso quando riesce difficile sfondare, per la Roma è una vera e propria alternativa all'azione manovrata. Non certo una mossa casuale, almeno. Lo dicono i numeri: dall'inizio del campionato sono già 16 i gol realizzati da fuori area dai giallorossi (dati whoscored.com).

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Nessuno nell'Europa dei cinque campionati principali ha saputo fare meglio. City, Real e Psg, specialiste del continente nella pratica del tiro dalla distanza, sono ferme a 11 centri, 5 meno dei giallorossi. Che delle conclusioni da fuori ha fatto tesoro spesso e volentieri. Lo sono state anche nel derby di domenica, chiuso con le perle firmate Florenzi e Perotti da oltre i sedici metri (a cui aggiungere pure due pali: dello stesso Perotti e di Pjanic): ma seguendo il copione della conclusione da lontano hanno segnato pure, ad esempio, El Shaarawy a Empoli e Salah contro la Fiorentina.

Nel campionato della Roma insomma un gol su quattro arriva così. Autentico artista della specialità è Miralem Pjanic, che dalla distanza ha realizzato 6 reti in campionato, recordman in Europa insieme al napoletano Insigne, meglio anche del fenomeno Messi (5) e del bomber Aguero (4). E pazienza se più di qualcuno è su punizione, marchio di fabbrica del bosniaco. Strategia o caso? Difficile dirlo. Ma di disperato, nei tiri da lontanissimo, per la Roma non c'è davvero nulla.

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