L’allarme del Viminale “Club collusi coi violenti”

di Redazione, @forzaroma

(repubblica.it) “Siamo certi che rapporti fra società di calcio e ultras non si sono interrotti, anzi continuano”: Roberto Massucci, n.2 dell’Osservatorio del Viminale, è in trasferta a Rio, con il ct Prandelli, ma segue con attenzione quello che succede in Italia. Ci sono ancora club, purtroppo, collusi con una parte di tifoseria violenta. Cosa proibita anche dai regolamenti Figc. Indaghi Stefano Palazzi, se ha tempo e voglia. Al Viminale ci sono anche sospetti su alcuni steward in servizio allo Juventus Stadium: potrebbero essere d’accordo con la tifoseria più estrema? Si sta indagando su questa pista. Lo striscione vergognoso sulla tragedia di Superga è passato fra mille controlli, pure in uno stadio di proprietà, ed è stato esposto a lungo. Dov’erano steward (che quest’anno hanno più poteri) e polizia? Oggi (finalmente) è arrivato l’intervento il presidente della Juve, Andrea Agnelli: “Gli striscioni che contengono insulti gratuiti sono semplicemente da condannare. A me spiace vederlo nella parte più attiva che è la curva perché sono loro che riescono a dare la personalità allo stadio. Ma la supremazia del tifo non deve manifestarsi ricordando tragedie altrui perché queste non hanno nessuna fede”.

Giusto. Altri presidenti sono stati in silenzio, facendo finta (vergognosamente) di non vedere. Purtroppo di episodi del genere se ne vedono troppi negli stadi: cori razzisti, insulti a Pessotto e alla memoria di Facchetti e di Raciti, delle vittime dell’Heysel (soprattutto da parte di alcuni sostenitori della Fiorentina), cori di scherno contro la morte a Vinovo di due giovani calciatori bianconeri, eccetera. Il campionario è lungo. “Vogliono mettersi in mostra”, ha detto Massucci al Tg1. Silenzio della Lega di serie A: inesistente. Aspettiamo il giudice sportivo e che le varie questure, che hanno dormito, identifichino (e puniscano) chi ha messo questi striscioni vergognosi e anche chi offende vivi e morti. Il mondo del calcio da solo non ce la può fare.

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