La Roma dà spettacolo una goleada col Milan. Allegri è senza difesa

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica) Dentro un Olimpico tonante, la Roma ha fulminato il Milan. Nessuno dei milioni di testimoni oculari, allo stadio o davanti alla tivù, se n’è sorpreso, a cominciare da Allegri: l’infelice esito della trasferta era stato da lui predetto con mesto anticipo. Nei panni di Cassandra Natale, aveva infatti ricordato che il Milan in ricostruzione non è ancora una squadra vera e che Zeman resta il migliore insegnante del calcio italiano. La lezione è arrivata puntuale, secondo profezia. Telecomandata in campo dall’eterno Totti, lasciato colpevolmente libero di inventare, la Roma ha stravinto già nel primo tempo e ha chiuso il 2012 a 4 punti dal secondo posto.

 

 

Per la legge degli opposti, che dopo un mese di promettente rimonta fa ripiombare i suoi prodi nella zona anonima della classifica, Berlusconi avrà modo di ripensare alla schizzinosa dichiarazione su Balotelli e Drogba: la penuria di talento è l’evidentissimo limite di una squadra che a febbraio, di fronte al Barcellona di Messi, Iniesta e Xavi, senza adeguati rinforzi rischierà la mattanza. Il confronto con la rivale probabilmente più tecnica del campionato è stato un sinistro avviso per la Champions. Provvista di numerosi e freschi stilisti dalla corsa sciolta e rinvigorita dalla preziosa ricomparsa di De Rossi, la Roma si è zemanianamente dedicata allo spensierato offensivismo predicato dal proprio mentore: seguirla sulla stesso terreno si è rivelato un peccato di presunzione. Sul prato sabbioso verniciato di verde, che ai milanisti ha ricordato quello del Meazza prima della cura, è parso subito ovvio che sarebbero stati i calciatori più in confidenza col pallone a giovarsi degli spazi immensi, aperti a metà campo dalla frattura tra le difese e i rispettivi tridenti d’attacco, fin troppo inclini a disinteressarsi della fase difensiva, con l’eccezione di El Shaarawy.

Il capocannoniere ha tuttavia esibito una mira insolitamente fallace, con un diagonale a lato dopo 40”. Invece Burdisso ha ribadito di testa, su corner, la nota fragilità del Milan sui calci piazzati. Il tredicesimo gol stagionale incassato in questo modo ha smascherato in particolare le titubanze di Yepes. Non è stato meno determinante il portiere romanista Goicoechea, quando ha spezzato in uscita il dribbling di El Shaarawy, lanciato dall’unico guizzo del verosimile ultimo atto italiano di Robinho. Dall’1-1 mancato al 2-0 il passo è stato breve, perché Totti ha castigato i suoi distratti custodi col cross cesellato per la testa di Osvaldo. “Grazie, capità”, gli ha urlato il destinatario, con lieve accento argentino.

Perseverando nella diserzione della mediana, i presunti incontristi di Allegri hanno poi concesso a De Rossi lo scarico in area a Lamela, freddo giustiziere di Amelia con un sinistro violento. L’ineluttabile 4-0, che Totti non ha firmato a inizio ripresa per abuso di stile, è stato favorito dall’ovvio ricorso di Allegri alle quattro punte, con l’ingresso di Pazzini. Offrendo il petto al contropiede, il Milan si è immolato alla doppietta di Lamela (ancora un gol di testa, su cross di Balzaretti) e ad ulteriori galoppate. Nel finale l’ispiratissimo Goicoechea, con tre balzi su Robinho, Boateng e Bojan, ha conservato il vistoso risultato e ci sarebbe riuscito fino all’ultimo, se El Shaarawy, fermato in fuga da un tocco di braccio di Marquinhos, non ne avesse provocato la discussa espulsione. Il piccolo supplemento di emozioni, garantito dal rigore di Pazzini (atterrato in fuorigioco dal portiere) e dal 2-4 di Bojan con un tocco sottomisura, non sposta il giudizio sul ridimensionamento del Milan e sulla continua crescita della giovane Roma.

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