I trucchi del calcio, sponsor e contratti

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica-F.Bianchi) I trucchi. In Europa e in Italia.In Europa per sfuggire, dal 2014, alla mannaia del financial fair play, voluto da quel coraggioso presidente Uefa che si chiama Michel Platini. In Italia, invece, per “aggiustare” bilanci molto sovente in (profondo) rosso e aggirare il fisco.

Coppe europee: chi non rispetta certi parametri finanziari dal 2014 rischia sanzioni, che possono essere anche molto serie. Ma ci sarà mai la forza di escludere un Paris Saint Germain Paris o un Manchester City dalle Coppe? I club italiani stanno cercando di mettersi in regola, ma scontano soprattutto (tranne la Juve) la mancanza di stadi di proprietà e lo scarso impegno nella cura dei settori giovanili. I club che hanno alle spalle sceicchi invece riescono a spendere quello che vogliono e possono aggirare le regole, se serve, ad esempio con supersponsorizzazioni. Facili da trovare, per loro. Dieci sponsor da 10 milioni l’uno e il gioco è fatto. Per un club inglese può essere facile, per uno italiano no. Soprattutto adesso che c’è la crisi. Ma così, ecco che si aggirano le norme del Ffp (financial fair play) e chi ne fa le spese è il nostro calcio, già lontano, per tanti motivi, da Inghilterra e Spagna.

In Italia, invece, ora si sta muovendo la Guardia di Finanza: ha iniziato da Napoli, sequestrando le carte dei movimenti di mercato del Napoli Calcio con calciatori (stranieri ovviamente) e relativi agenti. All’esame, appunto, i contratti dei giocatori e i passaggi di proprietà. Non ci sono per ora indagati, e l’inchiesta, per ora, si ferma a Napoli. Dove il costo del lavoro è molto più basso rispetto a quelli di altri club (di primo livello) come Juve, Milan e Inter, e il Napoli è tra i pochi, pochissimi, a rientrare nei parametri Uefa. Un merito, sicuramente. Ma i trucchi dei club professionistici (nessun riferimento chiaramente alla società di Aurelio De Laurentiis) sono tanti per sfuggire il fisco e aggiustare bilanci che fanno acqua da tutte le parti. In passato venivano utilizzate le fatture gonfiate, grazie a sponsor compiacenti. Ora pare sia meno in voga. Ma ecco come si fa: soldi che entrano e riescono. Esempio: uno sponsor versa una cifra (facciamo 100) ad un club ricevendo una fattura regolare che consente appunto sgravi fiscali. Poi, di questi 100, la metà vengono restituiti dal club allo sponsor. Ancora: lo sponsor e il proprietario del club sono la stessa persona, da una parte escono i soldi e dall’altra rientrano. Il massimo, ovviamente, è la “produzione” di fatture false (rischiosissimo).

Altro trucco, le “prestazioni professionali” dei calciatori, ideali se stranieri: una cifra (bassa) dell’ingaggio viene registrata in Lega, il resto viene pagato “estero su estero” con società compiacenti o con agenti dei calciatori che fanno da tramite. Un risparmio per tutti, un danno per il fisco italiano perché la prestazione d’opera avviene in Italia, non certo alle Cayman. Il trucco è sui diritti d’immagine, che già in passato erano finiti nel mirino della Guardia di Finanza. Inoltre, nel bilancio dei club c’è anche la voce “servizi vari”, soggetti a trattamenti fiscali meno pesanti: che vuol dire? Come mai, in qualche caso, superano il costo del lavoro che, almeno nel calcio, è già altissimo? La fantasia, quella, non è mai mancata ai presidenti dei club, dalla A ai dilettanti. E chissà se adesso arriverà un’altra bufera: per troppi anni, in molti, credevano (o credono ancora?) che il calcio godesse di una certa immunità.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy