Ma che fine ha fatto la riforma dei campionati?

Entro questo mese il presidente Figc, Carlo Tavechio, sperava che Leghe e componenti trovassero un’intesa fra loro sul tema delicato ed importante

di Redazione, @forzaroma

La “madre di tutte le riforme” non fa passi avanti e ormai marzo è quasi finito: entro questo mese, infatti, il presidente Figc, Carlo Tavechio, sperava che Leghe e componenti trovassero un’intesa fra loro sul tema delicato, importante, della riforma dei campionati. Niente da fare: a questo punto è probabile l’intervento della Figc. Tavecchio farà una sua proposta (serie A a 18, B a 20, Lega Pro a 40?), sulla quale poi si dovrà discutere. Sì, perché bisogna decidere entro il 30 giugno, altrimenti si slitta troppo in avanti. L’unica ad avere un piano, per ora, è la Lega di serie B: Andrea Abodi ha già tenuto due assemblee, i club cadetti sono pronti a scendere da 22 a 20 (ma l’ideale sarebbe 18). Con questa formula: 2 promozioni in A dirette, più una attraverso i playoff.

 

La A propone invece una retrocessione diretta e due attraverso i playoff. I club di B non ne vogliono sapere, anzi Abodi vorrebbe anche ridiscutere la mutualità. Ma la A non ha mai tenuto un’assemblea al suo interno per sapere se davvero i presidenti vogliono scendere da 20 a 18. Solo chiacchiere informali. Tutto fermo per ora. E la Lega Pro? A metà aprile si saprà se Mario Macalli, dopo 18 anni, sarà ancora il presidente o se si dovrà andare a nuove elezioni dopo il commissariamento.

 

La Lega Pro, ex serie C, è già scesa da 90 club a 60: merito di Macalli e dei suoi dirigenti (fra cui l’ex dg Francesco Ghirelli, ora all’opposizione con Gabrirele Gravina). Lotito propone due soli gironi da 18 squadre ciascuno (totale 36), mentre c’è chi vorrebbe quaranta club. Di sicuro ci sono ancora problemi, con le classifiche rivoluzionate dalle (troppe) penalizzazioni. Qualcosa bisogna fare.

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