Donne al bivio: Roma-Milan fra code e disagi. Il movimento è ancora in ritardo

Donne al bivio: Roma-Milan fra code e disagi. Il movimento è ancora in ritardo

Dopo il brillante Mondiale delle azzurre è partita la Serie A femminile. La crescita dell’interesse dei tifosi è in pieno contrasto con un’organizzazione che resta dilettantistica

di Redazione, @forzaroma

Mezzogiorno (e mezzo) di fuoco. Fila chilometrica sotto il sole che scotta a 30 gradi. Tutti al mare? No, tutti allo stadio Tre Fontane. Almeno duemila persone. Famiglie, scuole di pallone, mamme con bambine, atmosfera serena. Prima domenica di Serie A femminile.  Quella che dovrebbe segnare la nuova frontiera del calcio donne, quella del dopo-Mondiale, quella della promessa eguaglianza, quella delle società italiane che si aprono ad un’altra versione del pallone che chiede diritti. Partita Roma-Milan, big match tra due squadre che hanno ambizioni scudetto. Entrata gratis, nessun ingresso per la stampa, tutti nella stessa coda. Il foglio con le formazioni è inesistente o per pochi intimi. L’unica privilegiata (giustamente) è Milena Bertolini, ct azzurra, alla quale viene offerto un grande ombrello nero per ripararsi. Nessun cronometro allo stadio, nessun tabellone elettronico. Ma anche nessun insulto razziale, nonostante in campo ci siano un po’ di giocatrici nere. Non vola un’offesa. Finisce il primo tempo, sui gradoni (nessuna copertura) si soffre di caldo e di sete. Il distributore automatico di bevande è rotto, davanti all’unico baracchino che vende acqua (che andrà esaurita) con code di mezz’ora. Un solo bagno (alla turca) da quarto mondo. Peccato per lo speaker, incapace e di parte: annuncia i camb i della Roma con voce entusiasta, biascica in modo incomprensibile e luttuoso quelli del Milan. Roma triste, Milan euforico. Spettatori a rischio insolazione. Doveva essere una prima giornata nuova, invitante, dove mostrare una cultura cambiata. Lo è stata, ma solo una parte. L’impressione è che la svolta, il grande salto di qualità, quell’attenzione in più per il calcio femminile, tutto questo ancora non ci sta. Doveva essere un ritorno al futuro, invece è stato quanto a strutture il vecchio medioevo. Serie A solo di nome.

 Emanuela Audisio di La Repubblica

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