(Il Romanista-G.Caccamo) Produce poco l’iniziale possesso palla romanista, sia in termini di sviluppo della manovra sia evidentemente in termini di occasioni

e lo svantaggio del 22esimo appare come l’epilogo quasi scontato di questa eccessiva leggerezza e imperizia di tutta la squadra nella gestione della partita.

 

Imprecisione e scarsa convinzione impoveriscono e inaridiscono la fase d’attacco, creando i presupposti per gli errori che innescano le ripartenze leccesi. Non funziona quasi nulla nella manovra romanista, lenta e prevedibile, involuta e mai decisa negli affondo, e se il centrocampo pare sufficentemente reattivo, le punte non si distinguono per movimento ed inventiva. (...) Capitalizza ben oltre i propri meriti il Lecce, modesto ancorché volitivo: è la Roma a mancare in una deprimente prima frazione di gara. Difficile parlare di tecnica o peggio ancora di tattica in tale deserto di idee, voglia ed applicazione, difficile trovare spunti positivi in una partita raramente giocata in velocità e con quelle improvvise verticalizzazioni che tanto successo avevano portato alla Roma nelle ultime apparizzioni. Se proprio quelle variazioni di manovra (i rapidi e veloci inserimenti centrali, accompagnati da una feroce pressione sui portatori di palla avversari) si erano sovrapposte al tema scontato del possesso palla sterile e lento e parevano indicare una piacevole novità confortata dai risultati, eccoci ripiombati nella mediocrità più avvilente. Una mediocrità resa ancor più incredibile da quei 10 minuti finali, quasi una beffa alle coronarie dei tifosi giallorossi, increduli, pensiamo, nel vedere tanto ben di Dio e tanti talenti sprecati sotto la pioggia salentina. Il dato di fatto incontrovertibile resta comunque il difetto, troppe volte visto e rivisto, di una Roma che quando sceglie di controllare il gioco, quando presume di poter far valere la propria miglior tecnica, abbassando il ritmo della manovra, offre sempre il fianco alla lettura precisa delle proprie intenzioni agli avversari; probabilmente una supponenza che identifica il possesso palla (ancorché lento e prevedibile) come il miglior modo per la gestione più facile di una partita.

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