Stek a San Siro sei mesi dopo Lucio

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – V.Vercillo) – Stekelenburg torna a San Siro. Torna a difendere quei pali, gli stessi che il 17 settembre dello scorso anno ha dovuto lasciare nelle mani di Lobont dopo appena 18 minuti.

Sono passati 189 giorni dallo scontro con Lucio, sempre su quel campo. Quasi sei mesi da quando il difensore nerazzurro, durante la gara di campionato tra Inter e Roma, cercando di raggiungere in area avversaria un pallone lanciato da Cambiasso, è arrivato in ritardo colpendo in pieno la tempia di Stekelenburg, che è rimasto a terra dopo aver perso i sensi. «Tutto passato, nel calcio può accadere» ha dichiarato ieri in un’intervista rilasciata a Il Giornale l’estremo difensore della Roma. Il “gigante pararigori”, com’era chiamato in Olanda, un metro e novantasette di classe e determinazione cui fanno da confine piedi fatati e due manone rassicuranti, oggi scenderà di nuovo su quel campo per mantenere quella porta inviolata per tutti i 90 minuti. Stavolta, però, di fronte si ritroverà 11 rossoneri. E alcuni molto più familiari di altri. Come Ibrahimovic, con cui ha mosso i primi passi nell’Ajax: «Obiettivamente credo che sia uno dei migliori al mondo» ammette Stek, senza però intimorirsi. Insieme, in Olanda, hanno giocato per 2 stagioni con la stessa maglia. Un anno di differenza, anche per il debutto nell’Ajax, due ruoli primordialmente antagonistici.

Due carriere sbocciate in momenti diversi (mentre uno ha collezionato 19 presenze come terzo portiere, l’altro ha segnato 46 reti in 106 gare),Stekelenburg e Ibra hanno anche due caratteri opposti: l’uno silenzioso, quasi freddo, ma sempre puntuale e preciso. Autoritario. L’altro più arrogante, diretto, in campo e fuori. «È fatto così, ma è una persona trasparente. Oggi è come era un tempo ed è il suo punto di forza» lo difende Stek, chiedendogli, però, un favore in cambio: «Posso solo chiedergli di non farci gol». Un avvertimento lo lancia anche a Vam Bommel, centrocampista del Milan: «Con la Roma stia tranquillo». La stessa bandiera ad unirli, la stessa maglia vestita nel 2010, quando insieme sono arrivati ad un passo dal vincere i Mondiali del Sudafrica con la nazionale olandese. Oggi saranno l’uno contro l’altro. Da una parte un fisico possente e una duttilità tattica. (…)

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