Settebello legittimo e reale

di finconsadmin

(Il Romanista  – V.Meta) Dominare a San Siro, 3-0 a fine primo tempo, sette vittorie su sette, 20 gol fatti, uno subito. Adesso per dire che non è successo niente ci vorrà una certa impudenza, soprattutto dopo che quello che doveva essere l’esame di maturità per le ambizioni romaniste si trasforma in una dimostrazione di maestà. Quella di Totti, una doppietta e il recupero che innesca l’azione del 3-0 (una delle più belle viste fino a questo momento in campionato, peraltro), quella di Florenzi (ormai San Siro è casa sua), quella di De Sanctis, perché mai, nemmeno per un secondo, ha dato l’impressione che li avrebbe lasciati segnare. Per due settimane la Roma può essere solo prima. Per tutto il resto, chiedere alle coronarie. Dicevano che l’ha Roma non avesse ancora affrontato una squadra di alto livello: l’ha fatto e quella squadra l’ha presa a schiaffi.

Nella notte perfetta di San Siro funziona tutto, da De Rossi che è ovunque e in nessun luogo, a Benatia e Castan che non sbagliano un intervento, a Strootman, che in certi momenti non sembra nemmeno di questo mondo. E poi Gervinho, perché in fondo il Meazza era un esame anche per lui e non avrebbe potuto superarlo con voti più alti. Senza Campagnaro e Jonathan, Mazzarri manda Rolando (pure lui nella lunga lista di quelli che dovevano andare a Roma e invece sono finiti a Milano) a fare il terzo a destra in difesa, con Alvaro Pereira esterno di centrocampo e Alvarez dietro all’unica punta Palacio. Garcia conferma gli undici anti Bologna, ma fin dalle prime battute si capisce che qualcosa di diverso c’è.

Dicevano che sarebbe stato Mazzarri a snaturare la sua squadra per mettere in difficoltà la Roma, invece sono i giallorossi a contrastare il pressing alto interista con l’arma – fin poco utilizzata – del contropiede.Partita subito vivave, molto combattuta a centrocampo, un occasione per parte nel primo quarto d’ora (un contropiede di Gervinho chiuso in angolo da Ranocchia e un destro di Taider bloccato da De Sanctis), poi al 18’ il primo tiro in porta è già gol: grande azione sulla sinistra di Balzaretti, palla sulla trequarti per Florenzi, tocco per Gervinho, un momento per dare il tempo ai difensori dell’Inter di chiedersi che cosa farà e palla a Totti, destro di prima intenzione con palla nell’angolino lontano. Un gioiello.

La risposta dell’Inter è un destro dal limite di Guarin che centra il palo interno, fra le urla di De Sanctis che se la prende con chi l’aveva lasciato tirare. Ritmi alti, ma il pressing non spaventa la Roma che non arretra di un centimetro, anzi, porta su Balzaretti e Torosidis per pareggiare i conti a centrocampo e rischia pochissimo. Mancano sei minuti all’intervallo, quando Gervinho riceve dalle retrovie sulla destra, salta Cambiasso e si avvicina al lato corto dell’area, Alvaro Pereira lo stende sulla linea e per Tagliavento è rigore. Stavolta Totti c’è, Handanovic sarà pure uno specialista ma sul destro a incrociare forte e preciso del Capitano non può nulla. L’Inter annaspa, Rolando deve superarsi per anticipare di testa Pjanic, tutto solo in area sul bel cross di Florenzi, e al 44’ incassa pure il terzo ed è una di quelle cose che danno un’idea di come può essere la perfezione. Totti recupera in palleggio sulla trequarti difensiva e serve sulla corsa Strootman, quaranta metri palla al piede e poi servizio per Florenzi, che pure qualche metro se l’era corso, eppure non sbaglia: destro di collo pieno, palla sul palo lontano e a San Siro sembra di giocare in casa.

Dopo un primo tempo così, la ripresa poteva essere pericolosa, tanto più se Mazzarri toglie Pereira per Icardi e poi anche Milito, finendo con tre punte più Alvarez. Risultato? Un gol annullato a Ranocchia per fallo su De Sanctis, una mezza rovesciata di Florenzi che Handanovic mette in angolo con un pizzico di fortuna e un destro di Gervinho salvato ancora dal portiere sloveno. A 9’ dalla fine Balzaretti si prende il secondo giallo, ma questa figuriamoci se questa Roma non resiste una decina di minuti in dieci. Non ha paura, questa Roma. E non fa avere paura di niente.

 

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