«Roma nostra, sei senza difesa»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Macedonio) Da ex di entrambe le squadre, Zibì Boniek non poteva, della partita di sabato, non dare una lettura in linea con la storia. «I giudizi universali – dice – non portano da nessuna parte. Ma sabato la squadra non ha capito che andava a Torino a fare la sua “guerra santa”, perché con Zeman in panchina e l’aria che tira tra Roma e Juventus, si sapeva che non sarebbe stata una partita come un’altra. Non una di quelle da colpi di tacco, per intenderci, ma di testa, di mentalità, di cattiveria. Forse bisognava spiegare ai giocatori cos’è successo negli ultimi trent’anni. Ma anche che tipo di rapporto c’è tra l’allenatore e la società bianconera e, in generale, tra le due tifoserie. La squadra, invece, è mancata proprio sotto questo profilo. Come se non si aspettasse quel tipo di accoglienza, o avesse sulla propria panchina, che so, Del Piero, Vialli o Platini». Questione di mentalità, certo, ma anche di giocatori, e meno di gioco. «Mi dispiace, ma tra i quattro difensori manca ancora qualcosa. Non è un reparto che possa dirsi completo. Mi sembra invece che in fase offensiva, ma anche a centrocampo, la Roma non abbia nulla da invidiare ad altre squadre, Juve e Napoli comprese. Io, poi, sto con Zeman tutta la vita. Sono d’accordo con lui quando dice che ha visto poco del suo gioco. E con questa squadra, purtroppo, questo rischio c’è. Quello è un gioco che possono fare solo giocatori giovani, coraggiosi e che non hanno ancora il dna di un calcio diverso. Quando è entrato Destro, ad esempio, qualcosa è cambiato, anche se la Juventus aveva ormai tirato i remi in barca. Se ci sono giocatori non funzionali al gioco di Zeman? Non ci sono giocatori non adatti a qualsiasi gioco. Anche perché quello di Zeman è il più facile che c’è. Basta correre e giocare di prima e, soprattutto, essere per tutta la settimana pronti ad impegnarsi. Perché è un gioco che non consente pause o svaghi, ma la totale concentrazione per tutta la gara e per tutto l’anno».

 

Parla invece più da tifoso Paolo Cento, esponente di Sel e presidente del Roma club Montecitorio. «Giocatori sopravvalutati? Sabatini è il secondo anno che dice che ce ne sono alcuni ai quali è stato dato più credito di quanto meritassero, ma è evidente che quest’inizio di stagione, dopo un anno negativo, chiama in causa la gestione delle campagne acquisti. Si vedono troppi giocatori fuori ruolo e tatticamente non adatti agli schemi degli allenatori che la Roma ha. Passi per l’anno scorso, quando ci si è mossi in una situazione di emergenza, anche dal punto di vista societario, ma quest’anno si è commesso lo stesso errore: non si è andati a rinforzare la difesa, che era il buco nero della squadra, e ci ritroviamo oggi esattamente come allora. Il secondo tema riguarda la società: la Roma ha bisogno di un presidente a tempo pieno. E’ vero che è un consorzio, e che il calcio non è più quello in mano alle famiglie padronali cui eravamo abituati. Però, Pallotta faccia sentire la sua voce. Non è possibile che dal suo insediamento non abbia ancora fatto una conferenza stampa. E chi parla apprezza e sostiene la nuova proprietà, ritenendo l’arrivo degli americani una grande opportunità E c’è anche un altro elemento che non può più essere taciuto. Ovvero, che fine ha fatto il progetto stadio? A Torino lo si è fatto senza bisogno di una legge e credo che, a questo punto, si debbano avere parole di verità su quello della Roma. In questo contesto, c’è poi la questione giocatori. La partita di sabato è stata disastrosa, con parecchi elementi fuori condizione. Zeman rischia di rimanere schiacciato da tutto ciò: da lui ci aspettiamo un colpo d’ala. Da tifoso, aggiungo che mi sono, anzi, ci siamo rotti le scatole di andare in giro per l’Italia a rimediare figuracce. Le abbiamo fatte l’anno scorso, ma oggi non è più tollerabile, perché la sopportazione si è esaurita. Si può perdere, ma non così. Stiamo collezionando tutti i record negativi possibili ed è giunto il momento di dire basta».

 

Ne sa qualcosa Romeo Capelli, consigliere e tesoriere dell’UTR, che sabato era allo Juventus Stadium: «Sono davvero amareggiato. Sentirsi cantare, dopo venti minuti, “Tutti a casa, alè”, o assistere al torello da parte dei giocatori juventini, è stata un’umiliazione troppo forte. Vedere poi Carrera che sul 3-0 e sul 3-1 continuava ad urlare ai suoi, mentre di qua Zeman era compassatissimo, mi ha lasciato perplesso. Forse è il suo stile, da persona intelligente e seria qual è, ma, pur non criticandolo come uomo, non vedo in campo il riscontro al suo lavoro. E parliamo di giocatori che ha voluto anche lui, avendo indicati parecchi, da Bradley a Tachtsidis. Quest’anno, poi, si è fatta una lunga preparazione, con ben due ritiri estivi. E il fatto che non si veda il suo gioco mi preoccupa. Perché puoi farlo male o bene, ma non farlo per niente è inquietante. Se è perché non lo seguono, è ancora più preoccupante. Questione di mentalità? Finora la cattiveria siamo riusciti a trasmetterla solo agli avversari. Sono tutti avvelenati con la Roma, dal Bologna alla Samp, al Catania. Anche il Cagliari, che ha perso la partita a tavolino per causa sua, fa ricorsi su ricorsi. Bisogna essere più cattivi. In senso agonistico, naturalmente, non del far male agli avversari. Quanto al gioco, assistiamo a tanti passaggi in orizzontale, da una parte all’altra del campo, senza mai una verticalizzazione. Fino a quando uno si stufa e la butta via, perché non sa cosa farsene. La società? Purtroppo non è presente, o almeno non lo è come dovrebbe esserlo. Abbiamo un presidente che conosciamo solo per un tuffo in piscina fatto a gennaio, quando mi sarei aspettato invece una conferenza stampa di presentazione, in cui Pallotta esponesse i propri programmi. Così, si è presidenti solo sulla carta. E allora, potrei esserlo anch’io, e non cambierebbe nulla».

 

Francesco Lotito, presidente dell’AIRC, concorda sulla intollerabilità delle umiliazioni alle quali si è sottoposti come tifosi. «Come Associazione abbiamo mandato un pullman a Torino. E chi era là, mi ha telefonato esasperato per gli sfottò di tutto uno stadio. Come se ne esce? L’allenatore farebbe bene a parlare di meno di ex juventini e quant’altro, e a preoccuparsi di più della squadra. Perché dimenticarsi di Pirlo, sabato sera, è stato un errore madornale, di quelli da matita blu. Per quanto riguarda i giocatori, mi pare vi siano troppi giovani che sono stati considerati già pronti per i più alti livelli, mentre così non è. Un caso emblematico quest’anno è quello di Tachtsidis, mentre da due anni ci interroghiamo su Lamela, pagato quasi 20 milioni e il cui rendimento non è finora stato da giocatore di quel valore. Quanto alle prestazioni della squadra, non c’è solo la sconfitta con la Juve. Da mesi (11 aprile, ndr) non vinciamo una partita all’Olimpico e continuiamo a collezionare brutte figure. E la responsabilità è di tutti se fino ad oggi non si è raggiunto nemmeno il minimo sindacale. I dirigenti non hanno azzeccato la campagna acquisti e mi fa pensare vedere Pizarro migliore in campo in Fiorentina-Juventus. Spero che non si parli di un altro anno di transizione, perché la pazienza dei tifosi ha davvero un limite».

 

Chiude questa panoramica Lando Fiorini: «Sono molto triste. Io che sono sempre pieno di ottimismo, sabato mi sono davvero avvilito. Perché non ho visto neanche quel qualcosa che avevo invece visto, almeno per un tempo, contro Bologna e Sampdoria. Non ho visto nulla. Una squadra inutile. E purtroppo nessuno sa dire cosa succede. E’ pur vero che siamo ancora all’inizio del campionato e può ancora succedere di tutto, ma sabato è stato come se la squadra non fosse scesa in campo, non avesse proprio giocato. Senza nerbo, senza “core”. Io conto molto sullo spirito della romanità e del cuore. Un po’ c’era stato nelle partite precedenti. Ma contro la Juve non l’ho visto. Eppure i giocatori, presi uno per uno, hanno tutti delle grandi qualità. Ma bisogna assemblarli. Come dicono gli allenatori, bisogna fare squadra. Sì, forse qualcuno non è all’altezza, ma quello che più mi ha amareggiato è stato non vedere un pizzico di orgoglio. Ora è facile dire che la colpa è di Zeman, ma il suo gioco in realtà non si è visto. A un certo punto ho cambiato canale perché non ce la facevo a resistere a quello scempio. C’erano praterie sconfinate, in cui Pirlo ha potuto fare quello che gli è parso e piaciuto. Contro un portiere, Stekelenburg, che continua a deludermi. Malgrado questo, voglio essere fiducioso. Aspettiamo un altro po’ e vediamo se le cose si mettono a posto. Magari già dalla prossima partita. Insomma, io ancora non butto la spugna»

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