(Il Romanista - C.Zucchelli) - «Siamo già una squadra forte, ce ne dobbiamo solo convincere. E sono convinto che lotteremo per un posto in Champions».
È il giorno della conferenza stampa di Marquinho a Trigoria. Ma, senza nulla togliere al brasiliano, è il giorno di Walter Sabatini. Non che fosse difficile da immaginare visto che ogni volta che il ds si presenta in sala stampa c’è solo l’imbarazzo della scelta. Non è mai banale, non si nasconde, spiega sempre con chiarezza (e pure con qualche metafora piuttosto colorita) tutti i concetti che vuole esprimere. E ne esprime tanti. Eccoli: «Un obiettivo già lo abbiamo raggiunto ed è quello di proporre un calcio esclusivo in Italia, ma siamo molto fiduciosi di poter rappresentare qualcosa in fretta anche a livello di risultati. Vogliamo affermarci velocemente, non tra 5 anni. È sbagliato prevedere uno scudetto, ma è auspicabile la competitività. Abbiamo già tracciato un possibile piano di rafforzamento e siamo certi di poter combattere già da quest’anno per qualcosa di importante. Prenderemo giocatori che riteniamo essere forti, siamo sulle tracce di calciatori di gran profilo».[...]
LA ROMA DI OGGI La Roma ha già dato segnali di essere una squadra competitiva. Probabilmente ci manca la convinzione estrema di poterlo essere. A volte subiamo delle situazioni tattiche in campo e non troviamo immediatamente le contromisure, ma questa è già una squadra competitiva, non è una squadra che si sta dibattendo nei bassi fondi. E’ una squadra che se avesse fatto risultato a Siena sarebbe stata già in un’orbita importante. Ma tornerà ad esserci: abbiamo parecchie partite da giocare e saremo sicuramente all’altezza. E lo saremo perché vedo la qualità del lavoro che fanno i giocatori, così come lo interpretano e la proposta che viene dall’allenatore. Lo definirei una corda tesa allo spasimo quello che propone l’allenatore, con forza, cattiveria, abnegazione; i giocatori si stanno sintonizzando ci vuole un po’ di tempo, ci è voluto un po’ di tempo che abbiamo già alle spalle, però quando sono venuto qui la prima volta non credo di aver fatto dei proclami, ho detto che cercheremo di costruire qualcosa, siamo a sei mesi di distanza e io sono molto soddisfatto di quello che sta facendo la squadra, e quando dico io dico noi.[...]
LA CHAMPIONS La Roma deve ambire a qualcosa, ma prima deve sviluppare un’idea e proporre temi di gioco, non rivoluzionari, ma modi di interpretare le partite. L’abbiamo voluta fortemente e scelto un tecnico portatore di un’idea innovativa. Questo non esclude il fatto che dobbiamo vincere le partite. Un risultato importante lo stiamo ottenendo: giochiamo un calcio direi esclusivo, anzi certamente esclusivo in Italia in questo momento. Siamo vittime di qualche rovescio e lo dobbiamo saper sopportare, non ho detto che lo giustifichiamo o in qualche maniera ne beneficiamo: le sconfitte sono dolorose per voi e lo sono molto anche per noi. Però sapevamo che per creare un presupposto di grande squadra saremmo dovuti passare attraverso questo tipo di percorso, ma siamo molto fiduciosi di poter rappresentare qualcosa in fretta. Non sarà un piano quinquennale di memoria staliniana, sarà molto più veloce la nostra affermazione. Se non ci sarà un’affermazione tecnica e sportiva di questa squadra, evidentemente qualcuno avrà sbagliato. Oggi è improbabile e sbagliato poter prevedere o auspicare immediatamente un scudetto.[...]
IL MERCATO, CHI C’È GIÀ La proprietà è molto presente anche se distante, abbiamo fatto con Baldini e Fenucci una riunione in cui è stato tracciato un piano di potenziamento della squadra, ma oggi siamo di fronte ad una situazione interlocutoria: vogliamo prima capire questa squadra, è questa squadra che ci deve dare dei segnali e farci capire chi saremo l’anno prossimo. Perché è improbabile poter rinforzare una squadra e renderla vincente con due-tre-quattro acquisti se non si sarà già stabilita una forte identità nel gioco e nei comportamenti. E noi da questo punto di vista siamo molto soddisfatti perché sta nascendo e crescendo nella testa dei giocatori un’idea molto forte di chi sono e chi dovranno essere in futuro. Quindi pima di tutto vogliamo prima attestarci su un valore quest’anno, e lo stiamo facendo nonostante qualche battuta d’arresto che naturalmente ci complica un po’ la vita e l’esistenza, ma siamo certi che possiamo combattere già quest’anno per ottenere qualcosa d’importante. Se questa squadra si confermerà per quella che è una nostra proiezione o una nostra speranza, sicuramente l’anno prossimo per quello che ci ha indicato la proprietà, potremmo diventare forti, molto più forti.
IL MERCATO,CHI ARRIVERÀ Raggiungere la Champions darebbe respiro alle casse della società oltre che essere un risultato di prestigio. Ma la proprietà non ci ha mai inbito per le scelte che faremo nei prossimi mesi. Cercheremo sempre di avere un numero di giocatori non altissimo, altrimenti diventa un problema gestirli. Sappiamo bene che i giocatori che verranno dovranno essere molto forti. Dovrà esserci una chiusura di quello che abbiamo cominciato a fare. Siamo sulle piste di giocatori di alto profilo.
IL CONTRATTO Il contratto mi sembra una cosa molto marginale, meno importante delle partite che andremo a giocare da qui a breve. Non ho avuto offerte da nessuno, fatto salvo dalla mia società che voglio ringraziare per l’offerta che mi ha fatto. Per il resto non ho ricevuto offerte e non sarei disponibile ad ascoltarle in questo momento perché sono il ds della Roma, orgogliosamente, e aggiungo che lo sono fino al 30 giugno, non fino alla fine della settimana o alle idi di marzo. Da qui al 30 giugno pensieri parole ed opere saranno correnti, faremo molte cose e già alcune le stiamo facendo. Quindi non c’è una necessità impellente. Un nostro grande giocatore, Daniele De Rossi, mi ha definito un uomo poco sereno: ha ragione. Io sono sempre pieno di inquietudine e voglio firmare il contratto quando sarò tranquillo di aver lavorato bene perché la Roma bisogna guadagnarsela, non ti aspetta per diritto divino. [...]
LE DIFFICOLTÀ DI KJAER, BOJAN E JOSÈ ANGEL Kjaer sembra il giocatore da abbattere. Un tentativo quasi riuscito, voi siete nel vostro diritto e fate il vostro mestiere e giudicate per quello che vedete. Kjaer è un giocatore oggi vittima di una sindrome. Il Kjaer che ho voluto portare a Roma è quello che ha giocato la sua prima partita a San Siro contro l’Inter o il Kjaer che ha giocato a Catania o quello di altre partite in cui ha fatto bene. Ma è innegabile che lui dopo l’episodio del derby sia entrato in un tunnel oscuro per cui va in campo mostrando qualche insicurezza e facendo qualche errore eclatante. Adesso dobbiamo proteggerlo perché è un calciatore della Roma. Dobbiamo proteggerlo nonostante la cosa si stia facendo difficile perché è un giocatore ormai contaminato da una congiunzione astrale, c’è una sorta di macumba sulla sua testa. I calciatori sbagliano molto, sia i nostri sia quelli delle altre squadre: ma gli errori di Kjaer sono biondi e alti un metro e novanta e purtroppo se ne accorgono tutti e li rimarcano puntualmente e con grande determinazione. Lo difenderemo fino in fondo e poi faremo le nostre scelte. Josè Angel ha inziato in maniera non voglio dire trionfale, ma accendendo in noi grandi speranze, poi adesso si è un pochino fermato ma ripartirà perché ha delle qualità intrinseche indiscutibili, delle capacità dinamiche e anche una certa sensibilità tecnica. Sta pagando anche lui il peso di una situazione e di una maglia.[...]
I GIOCATORI CHE SONO ANDATI VIA Abbiamo fatto delle scelte, giocatori che erano funzionali o no al progetto. Vucinic è stata l’unica scelta condizionata dalla volontà del giocatore. In questo sport le scelte sono di tutti i giorni, e vengono fatte in virtù di un percorso, poi le scelte si possono anche sbagliare. Una squadra non diventa forte con 3 giocatori ma deve diventarlo dentro prima.
MARQUINHO E IL MERCATO DI GENNAIO L’abbiamo tenuto un po’ al coperto, sta lavorando per tornare nelle condizioni ottimali. E’ un calciatore forte, nonostante non sia stato accolto in pompa magna, ha vinto un campionato, è stato l’eroe della Fluminense segnando il gol della salvezza. Ha fatto tutta la trafila dal Palmeiras, fino ad arrivare qui, siamo molto fiduciosi che possa darci una mano. L’abbiamo preso perché è un tipo di centrocampista che ha alcune possibilità tecnico-tattiche che non avevamo. Non sarà il numero delle partite a decidere il suo riscatto ma il fatto che dimostri di essere un giocatore forte. Deve dare il segnale di essere un giocatore forte e basterà anche una sola partita per trattenerlo qui a Roma. Il prestito? E’ una soluzione di prudenza, quando si realizza un’opportunità simile la Roma la deve cogliere, sarebbe sciocco non farlo. E’ una condizione che abbiamo dettato e voluto noi. Tutti i giocatori, anche quelli forti, potrebbero trovarsi di fronte a disagi imprevisti e non prevedibili in partenza, quindi è stata semplicemente una formula che ci agevola, niente di più. Ma crediamo in questo giocatore, che rappresenta un’alternativa tattica importante: è un giocatore verticale piuttosto che orizzontale, siamo molto fiduciosi. [...]
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