rassegna stampa roma

«Grazie a tutti, è stato un orgoglio allenare la Roma»

(Il Romanista) – I motivi dell’addio? Facciamo come fate di solito o dico io tutto quello che penso e poi mi fate poche domande? Siete capaci di mettervi d’accordo tra di voi?

Redazione

(Il Romanista) -I motivi dell’addio?Facciamo come fate di solito o dico io tutto quello che penso e poi mi fate poche domande? Siete capaci di mettervi d’accordo tra di voi?

Parlerà con il cuore?Parlo col cuore ma dopo rispondo a 5-6 domande, non a 25. Decidete voi come fare.

Dica quello che vuole, poi le faremo qualche domanda finché lei vorrà.Ok, inizio con una piccola critica. Oggi è l’ultimo giorno e non voglio neanche arrabbiarmi. Due giorni fa ho fatto una riunione con la squadra, i ragazzi e il mio staff, per dire cosa pensavo, cosa sentivo. È stata una cosa bellissima, ho fatto questo saluto ai calciatori in spagnolo perché volevo parlare con il cuore. Il mio amico Claudio ha fatto una bellissima traduzione come al solito. È stata una cosa che mai dimenticherò e rimane lì. La critica va a quanto dopo è uscito sulla stampa, non perché io legga la stampa, ma per quello che ho sentito dire. Tutto quello che hanno detto che io abbia detto ai calciatori è una bugia, quasi tutto. E dopo due giorni si sta parlando ancora di quella bugia. Io ho un foglio dove c’è tutto quello che ho detto ai calciatori, ma non vado in giro a mostrare quel che dico ai miei calciatori. È tutto molto diverso da quel che è uscito sulla stampa. E mi dà un po’ fastidio, dovrei essere abituato perché è successo tante volte in questa stagione. Ma alla fine funziona così. La mia è una critica non per me che vado via, ma per quelli che vengono dopo di me. Questo è un bel posto, ma è un posto in cui c’è bisogno di un po’ più di aiuto. E lo dico per chi verrà dopo di me, spero che non dovrà soffrire quel che è successo a me. Niente di nuovo, lo so. Per me è stato un grandissimo piacere essere allenatore di questa squadra, mai mi sono pentito di venire qui, nemmeno nel giorno più brutto. La mia famiglia è stata incantata, molto felice di essere qui. Sono stato io a dover convincere loro ad andare via perché erano convinti che sarei rimasto. Io ho avuto il rispetto e la fedeltà di tutti i tifosi per la strada, nonostante le amarezze. Li ho difesi sempre, li ringrazio sempre e li ringrazio oggi nel mio ultimo giorno pubblico. Si sono messi dentro quello che io pensavo. Ho cercato di renderli convinti di quello che facevano, in alta percentuale sono riuscito a farlo. Sicuramente dei tifosi non hanno capito quel che faccio, ma penso di essere onesto con me stesso per primo, poi con società, giocatori e tifosi. Ho detto fin dall’inizio che se non posso essere d’aiuto alla squadra me ne vado. Questo è successo, soprattutto dopo la partita di Firenze. E questo può risuccedere, e non voglio essere io il punto di rottura. Questo tifo, che si è comportato in modo fedelissimo, è importante per squadra e società. Tutti e tre devono andare per la giusta strada. Auguro che marcino insieme, auguro un cammino pieno di successi, auguro che diventi una squadra davvero. Non ho nessun rimprovero da fare a nessuno. Se ho fatto qualche sbaglio, se non mi sono comportato bene in alcuni momenti chiedo scusa, a volte uno ha la sua personalità, ma ho cercato di rispettare quello che penso. Continuo a essere convinto che in Italia si possa giocare un bel calcio. Continuo a preferire il calcio all’attacco, anche se, non vi preoccupate, cercherò di migliorare la fase difensiva. Però è stato bellissimo, un grande orgoglio essere l’allenatore della Roma. Niente di più. Grazie di tutto.

Che errori ha fatto?Tanti errori, tanti. Ogni partita cercavo di avvicinare i ragazzi nel modo migliore, poi loro hanno la loro personalità e devono interpretare i movimenti. Quando uno gioca è tutto diverso. Ho provato a facilitare il loro lavoro. Ci sono tante cose da migliorare. Sono talmente competitivo che ogni sconfitta è stata un dispiacere enorme, io vogliovincere ogni partita e ogni allenamento. E’ giusto giudicare un allenatore per i risultati. I risultati sono questi, ma l’anno prossimo avrei fatto sicuramente quel che ho fatto quest’anno. Continuo ad essere convinto di una certa idea di calcio

Qual è il suo rapporto con Francesco Totti?Ieri ho fatto una battuta a quelli del Tapiro d’Oro. Ho parlato così tanto di Francesco che me ne sto innamorando, mia moglie è gelosa. E’ stato molto speciale, dall’inizio ho avuto una bellissima sensazione con lui. A inizio anno, dopo un’esclusione, gli ho detto che non avevo nessunissima guerra con lui, anzi. E’ stato un piacere lavorare con Francesco, è un campione. Rimarrò qua a Roma 2-3-4 mesi in più per conoscere la città, non ho nessuna paura. Il tifo l’ho visto sempre fiducioso, tante volte non gli piace quello che vede, ma il mio problema è solo di stanchezza. Non penso di recuperare la forza quest’estate. Per me questo lavoro è una passione, forse devo pensare in un modo diverso ma sono fatto così ma preferisco un anno così intenso piuttosto che tre piano piano.

Qual è il suo rapporto con il calcio italiano?Eravamo due allenatori stranieri, io e Mihajlovic, anche se lui è quasi italiano. Non è che sia diverso il calcio italiano. Gli allenatori italiani non sono né più bravi né più cattivi degli altri. Non è stato così difficile così come la vedete. E’ stata una stagione tosta, ma ci sono squadre italiane come Juventus e Milan, o Udinese, che hanno giocato bene. E sono stato trattato in modo incredibile dai miei colleghi, sono stati gentilissimi, mi hanno fatto i complimenti sia quelli che mi battevano che quelli che perdevano. E’ stato un piacere a Coverciano nell’incontro. Ieri quando sono tornato a casa con il Tapiro i miei figli mi hanno chiesto cosa fosse e io: «Il premio per l’allenatore più bravo della Serie A».

L’ambiente a Roma crea ulteriori difficoltà? No, io sto qui, ho cercato di fare il mio lavoro, so che questo mestiere è giudicato da tutti e deve essere così perché rappresento una grande società, una grande città. Non ho nessun rimprovero da fare. E’ stato sempre un orgoglio allenare questa squadra. Per me non è una dimissione, è il momento giusto per andarmene così la società può prepararsi al meglio per il prossimo anno. Mai ho pensato di dimettermi dopo unasconfitta, c’era da stare con la squadra. Adesso tutto può riiniziare, non è un anno buttato al vento, la squadra è migliorata in questo anno, sia per i comportamenti nello spogliatoio sia in campo. La squadra è più forte e responsabile. Io ho fatto i primi passi e continuerà il mio lavoro un’altra persona che avrà la forza che a me mancherà.

Cosa farà nella sua vita professionale?A Roma non le è mancato nulla, ha avuto appoggio totale. Le critiche non sono state esagerate. In un quadro così, come fa a tirarsi indietro? Poi aveva detto che non era sicura la sua decisione… Prima di essere un allenatore sono una persona, così come i calciatori. Mi dispiace che a voi dispiaccia. Adesso sono tutti arrabbiati che io vada via…

Se fosse stato centrato l’obiettivo europeo sarebbe andato via?Ogni sconfitta fa male, alla società, ai tifosi e a me. Se avessimo centrato il terzo posto non lo so cosa avrei fatto. La realtà è questa, e questa è la mia decisione.

Che consigli vuole dare a chi verrà dopo di lei, per non stancarsi? Non penso di dover dare consigli, di sicuro la società prenderà l’allenatore giusto. Solo chiedo pazienza per loro e un po’ di tranquillità per ottenere quel che si può ottenere, ma di sicuro non nelle prime dieci partite.

Perché la sua idea di calcio si è fermata a Bologna-Roma? Pensa di aver fallito a livello tecnico? Bologna-Roma è stata una bella partita, ne abbiamo fatte altre di livello alto. Si può giocare un bel calcio. Quando uno dà il suo 100% non è un fallimento, non lo dirò mai. E’ stata una stagione strana, difficile senza nessun dubbio.

Lei è l’unico a pagare per questa stagione...Non la vedo così, è un mio sentire personale. Non sono arrabbiato e non devo pagare. Non bisogna cercare il colpevole, qui la Roma deve migliorare e dare tante soddisfazioni nel futuro prossimo.

Che eredità lascia a Roma?Mai ho pensato di lasciare un segno, cerco di fare il mio lavoro, se poi qualcuno riceve qualcosa di mio, fantastico. Non so chi sarà il prossimo allenatore, ma avrà la sua idea e se potrà aiutare la Roma sarà bellissimo. Non mi preoccupa se si parlerà di me, voglio che si dia al prossimo allenatore lo stesso appoggio che è stato dato a me.

L’Italia è un capitolo chiuso?No, mi piace tantissimo l’Italia. Non sarò ‘italianizzato’ sul piano calcistico, ma l’Italia mi piace, e Roma tantissimo. Se può essere vincente il mio calcio qui? Sicuro che può esserlo, ma non ho nessun sentimento di rivincita. Riprovarci? Chi lo sa, meglio recuperare un po’. Grazie di tutto. Forza Roma