La numero nove arriva in dieci

di finconsadmin

(Il Romanista-V. Meta) – Quando compose la Nona Sinfonia – quella dell’Inno alla gioia – Beethoven era ormai completamente sordo. Il giorno in cui la Roma porta via da Udine, dove non aveva più vinto nessuno dal 2 settembre 2012, la nona vittoria consecutiva da inizio campionato è senza il suo Capitano e il suo giocatore più in forma (Gervinho), gioca l’ultima mezz’ora in inferiorità numerica per l’espulsione di Maicon, Pjanic va a corrente alternata e sul Friuli batte una pioggia incessante. Nonostante tutto – o forse proprio per questo -, la Roma vince ancora, resta in testa con cinque punti di vantaggio su Juve e Napoli, nove su Inter e Fiorentina, sedici sul Milan. Vince Rudi Garcia, che quando inserisce Bradley per Borriello sembra volersi accontentare del pareggio e invece dà scacco all’Udinese proprio con lo statunitense, al termine di un’azione che, come la Sinfonia di Beethoven, non potrebbe essere più Corale, anche per i tremila del settore ospiti che sotto il diluvio non hanno mai smesso di cantare.

 

Senza Totti e Gervinho, il tecnico si gioca dal primo minuto il tridente Ljajic- Borriello-Florenzi, con Caprari e Federico Ricci (trentanove anni in due) unici attaccanti in panchina. Guidolin, dopo aver difeso lo 0-1 una settimana fa a San Siro, prova a mettere in difficoltà le linee serrate della Roma con l’imprevedibilità di Muriel, libero di svariare sulla trequarti alle spalle di Di Natale, e in effetti ci riesce, perché dopo nemmeno tre minuti l’ex Lecce salta Castan e centra il palo con il destro, il pallone resta lì e Muriel ci riprova, stavolta fuori bersaglio. Passano dieci minuti e Benatia si prende un gran rischio intervenendo in scivolata dentro l’area sempre su Muriel, lanciato dopo una punizione battuta malissimo da Pjanic lungo la linea laterale. Al 19’ altro brivido per i giallorossi con Muriel che approfitta di un rinvio sbagliato di De Sanctis per servire Di Natale, che ci prova con il destro di prima intenzione, il suo ex portiere si fa trovare pronto. Il doppio pericolo scampato sveglia la Roma, che prova a cambiare marcia dalla parte di Ljajic (Florenzi a destra fa parecchia fatica, anche perché Borriello non è Totti), che prima prova la conclusione (fuori), poi la cede a Pjanic (alta). L’occasione migliore del primo tempo arriva al 35’, quando Balzaretti azzecca il cross per la testa di Borriello sul secondo palo, Kelava ci mette la punta delle dita e alza in angolo. Tre minuti dopo la Roma trema ancora, perché Gabriel Silva va via a sinistra e batte De Sanctis sull’uscita, a salvare tutto sulla linea arriva Castan. Nel finale di tempo Kelava alza in angolo una gran punizione di Pjanic, poi Bergonzi grazia Muriel che meriterebbe il secondo giallo e allo scadere ancora il portiere croato blocca un destro di Ljajic, ma nel complesso l’impressione è che la giornata sia la più difficile capitata finora.

 

Impressione che si conferma nella ripresa, perché dopo i tentativi di Ljajic e Pjanic (non troppo convinti), Florenzi rischia il secondo giallo e viene sostituito, Maicon lo prende e lascia la squadra in dieci. Garcia passa al centrocampo a quattro con Marquinho e Ljajic esterni, ma la mossa vincente è quella che non t’aspetti: fuori Borriello, dentro Bradley, Ljajic falso nueve e altro che difendere lo 0-0. Mancano sette minuti al 90’, quando al Friuli si sentono le note della Corale: De Rossi apre a sinistra per Strootman, controllo e due passi, nel frattempo Ljajic incrocia a sinistra e Marquinho a destra, portandosi via un uomo ciascuno, Kevin aspetta che da dietro arrivi liberissimo Bradley e gli mette la palla lì dove lo statunitense deve solo prendere la mira e scaricare alla destra di Kelava il destro che vale tre punti, nove vittorie e ventisette punti. Un movimento bellissimo, come l’ultimo della Nona, che infatti è pure il più famoso. L’Inno alla gioia, appunto.

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