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Destro: «Stupendo!»

(Il Romanista  –  V. Meta) – Il gol decisivo dopo quaranta giorni senza vincere e sei mesi e mezzo senza giocare. I semiologi si sbagliano, la teoria della favola non può che essere questa.

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(Il Romanista  -  V. Meta) - Il gol decisivo dopo quaranta giorni senza vincere e sei mesi e mezzo senza giocare. I semiologi si sbagliano, la teoria della favola non può che essere questa. Chiedere a Mattia Destro, chiedere alle lacrime che gli sono rimaste fra le ciglia per non offuscargli lo sguardo proprio sul più bello, chiedere ai professori di Barcellona, Brescia e Roma. Chiedere a chi non ci credeva e soprattutto a chi invece ci ha sempre creduto. È a loro che Destro dedica il suo secondo gol alla Fiorentina, importante tanto quanto il primo: «A tutti quelli che mi sono rimasti vicini». Non possono che essere sue le luci della ribalta alla fine dei novanta minuti che hanno restituito la Roma a se stessa, salvata dal quinto pareggio dall’irruzione di una favola. «L’unica cosa che contava era rientrare – le prime parole di Destro ai microfoni di Sky -. Sono stato fuori tanto, non ce la facevo più, ho fatto anche gol... stupendo». Sì, stupendo.

Come il lungo applauso dei 50mila dell’Olimpico quando Garcia lo ha richiamato in panchina al 90’ per sopperire con Bradley all’espulsione di Pjanic, che Mattia ha ricambiato girando su stesso per battere le mani a tutto lo stadio prima di prendersi l’abbraccio di Garcia, che lo conosce e sapeva quanto ci teneva a rimanere in campo fino alla fine. Cause di forza maggiore, cerca di capire. Va bene, mister. Con la Fiorentina aveva un conto aperto dal 16 gennaio, quando il suo gol incendiò la gelida notte del Franchi e trascinò la Roma in semifinale di Coppa Italia. Anche allora stupendo. Poi la lunga notte dell’infortunio al ginocchio, che a un certo punto sembrava dovesse mettere a rischio la sua carriera. Sarà per questo che adesso è ancora più bello: «Sono stato fuori tanto, è quello che comunque mi ha fatto soffrire. L’importante è che adesso mi sono messo tutto alle spalle e sono tornato a giocare. Cosa ho pensato quando sono entrato? Niente, volevo solo giocare». Nei lunghi mesi della convalescenza gli erano piovute addosso critiche da ogni parte, dicevano fosse ingrassato, insinuavano che nessuno fosse riuscito a capire quale fosse davvero il suo problema e che anche lui ci avesse messo del suo. Ha passato un’estate complicata, ma l’autunno è stato quasi peggio perché stare a guardare la tua squadra che vince è una di quelle frustrazioni che mettono a durissima prova i nervi.

Figuriamoci se hai ventidue anni e fino a qualche mese ti consideravano il più forte attaccante in circolazione. «Le critiche? Chi ha parlato evidentemente era felice di farlo, da adesso in poi parlerò io». Un gol fondamentale, il suo, che rilancia la Roma in un momento in cui qualcuno già cominciava a dubitare: «Penso che abbiamo fatto una grandissima partita. Loro sono una grandissima squadra e siamo riusciti a vincere. Che messaggio diamo al campionato? Noi facciamo la nostra corsa, l’importante è che non smetteremo mai di lottare. Ce la metteremo tutta per continuare la corsa». Quella di Destro non poteva ripartire meglio.