21 modi per dirti… esorcismo

di finconsadmin

(Il Romanista – V.Meta/D.Giannini) – ALLEGRI C’è chi dice no. Dopo una stagione da promesso sposo (di un futuro in giallorosso si parlava già a Natale), Max ha scelto il gran rifiuto preferendo sottostare alle condizioni che aveva sempre detto che mai avrebbe accettato (restare al Milan senza rinnovo) piuttosto che imbarcarsi per quella che ai primi di giugno sembrava un’avventura da brividi. La Roma ha preso atto. Poi ha preso il giocatore che lui inseguiva da un anno (Strootman) e in tre mesi e mezzo ha messo quasi venti punti fra sé e Allegri. I rimpianti, se ci sono, non abitano da queste parti.

 

BARBARA Amministratore delegato, per il momento ancora in regime di diarchia (vedi G). È scesa in campo per rifare il Milan dalle fondamenta (e infatti l’amministrazione ha appena traslocato dalla sede storica di via Turati). Da B. a B.B.

 

CORNA «In quel momento pensavo proprio che fosse un cornuto». Nella sua autobiografia Antonio Cassano l’ha raccontata così, la scena madre con l’arbitro Rosetti in Milan-Roma 2-2, finale di ritorno della Coppa Italia 2002/03. «Subito dopo il gol del Milan dell’1-2 Laursen mi ferma, facendomi pure un po’ male. Un fallo clamoroso che Rosetti non fischia. Dopo mezza volta che lo mando a quel paese viene lì e mi sventola il rosso. Agli altri ovviamente non sarebbe mai successo. Loro glielo possono dire cinquanta volte e non succederà mai niente, lui farà finta di non sentire. Io invece sì, c’ho appiccicata l’etichetta del teppista, io. Però quel giorno il teppista lo faccio veramente: prima gli spingo il fischietto in bocca e poi gli faccio le corna. Del resto in quel momento era proprio quello che pensavo».

 

DE ROSSI L’alluce a San Siro.

 

EX Solo per fare qualche nome in ordine sparso: Prati, Borriello, Cafu, Di Bartolomei, Mexes, Maldera, Aquilani, Massaro, Cassano.

 

FABIO Don. Sì, insomma Capello. Giocatore da entrambe le parti, allenatore da entrambe le parti, vincitore da entrambe le parti.

 

GALLIANI Vedi alla voce buonuscita.

 

HOTEL Questa Roma non è un albergo. E non lo diventerà nemmeno per le vacanze di Natale, vista la partitella prima dell’Epifania.

 

INTER Ovvero il derby-non derby di Maicon, alla prima a San Siro con una maglia diversa da quella nerazzurra. Nella notte magica della lezione di calcio a Mazzarri (un altro che ha ritenuto meglio dire no grazie alla Roma) lui non c’era per infortunio, stavolta ci arriva in gran forma: contro la Fiorentina ha trovato la seconda rete stagionale, I H G promessa dopo la prodezza sfiorata con il Cagliari, e andrà in cerca della terza. D’altra parte, il suo bilancio contro il Milan parla chiaro: in dieci scontri, sette vittorie e tre sconfitte. Uno come lui non è tipo da pareggiare certe partite.

 

LIEDHOLM Il barone. Basta la parola.

 

MALDINI I fischi di San Siro il giorno del suo passo d’addio restano fra le pagine più desolanti della storia di Milan-Roma. Loro le bandiere le trattano così.

 

NOVE Punti. Che sarebbero già un distacco abissale. Aggiungetene altri 10 e avrete le 19 lunghezze che separano N M L in questo momento Roma e Milan, tanto per rendere l’idea di che razza di campionato sta facendo la formazione di Rudi Garcia.

 

OLIMPICO Anche se si gioca a San Siro un pezzetto di Olimpico al Meazza ci sarà. Un pezzetto di tinta giallorossa. Quello del settore ospiti dove ci saranno più di 1500 romanisti a gridare a squarciagola per portare la Roma al successo, per continuare a spingere verso un sogno.

 

PRUZZO Roberto. Il bomber. Che segnò un gol a San Siro il 23 marzo del 1986. Che in quel momento era importantissimo e che in seguito divenne storico. Perché poi per 20 anni fu il punto di non ritorno, l’inizio di un tabù. Poi nel 2006 arrivò Totti, il tabù si infranse e si riscrisse la storia.

 

QUOTE Quelle della partita delle agenzie di scommesse. La vittoria del Milan è data a 2,40, quella della Roma a 2,75. Il segno che paga di più è l’X con 3,40. Ma qualche euro sul 2 forse vale la pena puntarlo.

 

RIGORE Il primo che viene in mente è quello di 20 anni fa. Era il marzo 1993 era Coppa Italia, era semifinale, era il Milan imbattibile che invece fu battuto in virtù dei gol dell’andata. Che non sarebbero bastati per colpa proprio di un rigore concesso. Papin lo va a battere, Cervone lo para. E’ trionfo, è gioia rabbiosa che gli fa saltare le finali.

 

SCALA Quella del calcio. Ma anche una più semplice fatta di gradini. O una scala a “Piola”. Che se Totti oggi ne fa 44 lo riprende e con 45 lo supera. Troppo? Non si sa mai…

 

TOTTI Ma anche totem e tabù, come un libro di Sigmund Freud. Eppure non c’è bisogno del padre della psicanalisi per interpretare il sogno di tutti i romanisti: il ritorno del capitano con tanto di gol. Lui che è il nostro totem, lui che il tabù San Siro lo ha infranto dopo una vita e ora tabù non è più.

 

UTRECHT Vent’anni dopo Van Basten, il cigno di Utrecht ce l’abbiamo noi. È Kevin Strootman, che nella città dei doppi canali è diventato grande pur essendo giovanissimo: indossava quella maglia quando gli osservatori di mezza Premier League si innamorarono di lui, salvo vedersi bruciati sul tempo dal Psv Eindhoven. Altro che De Jong, l’olandese alla Scala stavolta è nostro.

 

VINHO Ovvero? Beh, se il Milan ha avuto prima Dinho (alias Ronaldinho) e ora anche Binho (vale a dire Robinho) noi possiamo dire di avere Vinho. Gevinho, il giocatore che spacca in due le partite, un giocatore senza eguali in Serie A. Forte, velocissimo, imprevedibile, letale e soprattutto nostro.

 

ZACCHERONI Alberto. Che è stato allenatore loro e anche di una squadra di questa regione. E che ci ha fatto gioire in entrambi i casi.

 

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