Il Movimento sta cambiando la sua posizione riguardo il nuovo stadio anche in vista delle elezioni politiche

Lo scontro Raggi-Berdini ha un pretesto chiaro: 550 mila metri cubi di cemento. La cifra è la differenza tra la trattativa morbida imbastita nella Conferenza dei servizi dal Campidoglio con i soggetti proponenti dell’opera (Parnasi e la Roma) e l’intransigenza dell’assessore all’Urbanistica che rischia di saltare prima di gennaio. I nervi sono a fior di pelle e già girano i nomi dei sostituti (Emanuele Montini è il primo). Il problema ha una radice tecnica: il progetto originale prevede volumi per un milione di metri cubi tra stadio e opere collegate ma per Berdini c'è troppo cemento e troppi business per i privati. L'assessore, pur non avendo deleghe speciali, partecipa al tavolo insieme agli altri membri di giunta e ribadisce: «Opere pubbliche con soldi pubblici». Così la controproposta è stata di «250 mila metri cubi», rivela Berdini. Quindi solo lo stadio e nulla di più. Se così dovesse essere si assisterebbe alla rinuncia ai 440 milioni di euro di privati e un nuovo inizio sullo studio dell'area. Ma il Campidoglio non è nelle condizioni né politiche né economiche di sostenere per il rischio. La coppia Raggi-Frongia, dopo l'approvazione di Grillo, avevano acconsentito alla sforbiciata fino a 800 mila metri cubi con rilancio del verde. Ma perché questa apertura ai tanto odiati palazzinari romani? Berdini in fondo ricalca il pensiero originario dei 5 stelle. Ma ora in vista delle elezioni politiche questa intransigenza non è più possibile. Il Movine ti si deve emancipare dalla regola del No e lo stadio della Roma ha tutte le coordinate di un bingo sicuro. C’è il ritorno elettorale visto che farebbe felice una bella porzione, quella romanista, della città. E soprattutto il costo zero per il Campidoglio.

STADIO DELLA ROMA

(A. Arzilli)

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