Parnasi adesso collabora: quasi 6 ore dai pm romani per l’inchiesta sullo stadio

Il costruttore romano ha provato a scongiurare un coinvolgimento delle sue aziende nei guai giudiziari personali

di Redazione, @forzaroma

Per quasi sei ore Luca Parnasi compare davanti ai magistrati per salvare il salvabile nella sua galassia imprenditoriale, come riporta il Corriere della Sera, messa a rischio dalle presunte mazzette svelate nell’inchiesta sullo stadio della Roma. Quando mancano pochi minuti alle 22 l’interrogatorio viene sospeso. Riprenderà oggi in mattinata.

Dopo il silenzio davanti al gip (“Non ho mai commesso reati. Abbiamo lavorato per anni, 24 ore al giorno, solo per realizzare un progetto”) ha chiesto e ottenuto l’interrogatorio di ieri sul presupposto di fornire agli inquirenti la sua collaborazione a completare alcuni aspetti dell’indagine che sembra già fissare le sue responsabilità. E di chiarire quelle che, a suo dire, sono letture sbagliate di intercettazioni e ricostruzioni errate di rapporti con altri soggetti indagati.

Il costruttore romano, che aveva trovato nell’avvocato di estrazione grillina Luca Lanzalone un potente alleato in Campidoglio per chiudere con successo il dossier stadio e sponsorizzare altri progetti, ha così provato a scongiurare un coinvolgimento delle sue aziende nei guai giudiziari personali. Evitare, cioè, che a una eventuale condanna per corruzione si aggiunga un ancora possibile sequestro delle stesse, con la casa madre Eurnova in testa, e una contestazione di bancarotta.

Nelle domande degli inquirenti ha avuto una attenzione centrale la definizione del ruolo di Luca Lanzalone nella sua veste di «funzionario di fatto» con delega allo stadio su mandato della sindaca Virginia Raggi e poi, quando già era diventato presidente Acea, consulente tenuto in gran conto riguardo a nomine e scelte amministrative. Sulla sua veste di pubblico ufficiale si tiene una delle architravi dell’inchiesta ma sulla stessa si concentrano anche i possibili affondi delle difese. Aveva cioè Lanzalone, senza un contratto di incarico ufficiale, un reale potere di aiutare Parnasi? Configurano quindi una corruzione gli incarichi di consulenza che ha avuto dall’immobiliarista tramite la copertura del suo studio legale? Il giudice che ne ha respinto la richiesta di lasciare i domiciliari ha ritenuto ancora forte il rischio che Lanzalone influenzi la politica e ha definito “inverosimili” le sue tesi difensive. 

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