Il tecnico ha poi ammesso: "Roma completamente diversa da Bergamo, ma devo stare attento alla carbonara".
Pellegrini: "Scudetto? I tifosi devono sognare. Sono carico per il mio rientro"
Gian Piero Gasperini, dalla sua azienda vinicola, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche della sua Roma. Il tecnico di Grugliasco è partito dal collegamento con la Freisa “343”, il suo nuovo vino: “È il mio modo di vedere il calcio. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo”.
Ha mai dubitato delle sue idee di calcio?
“Ho vacillato varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano”.
Il suo legame con l'Atalanta?
“Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Non a caso ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo”.
E a Roma come va?
“È una realtà completamente diversa, ovviamente. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alla carbonara, sto ingrassando troppo”.
L'obiettivo del suo progetto è vincere lo scudetto?
“Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie diritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”.
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