"L'esonero di Garcia è stata anche una sconfitta personale. Dal punto di vista tecnico-tattico Spalletti è uno degli allenatori più preparati che io abbia mai avuto"
Due stagioni da protagonista con la maglia giallorossa, una invece da secondo portiere, ma la volontà di Morgan De Sanctis è di continuare a giocare nella Roma, con la possibilità di chiudere la carriera nella capitale. Il suo contratto è in scadenza a giugno, la società sta prendendo in considerazione l'idea di rinnovarglielo per un’altra stagione, vista la stima che il presidente giallorosso nutre nei suoi confronti.
Dalla sorpresa dell’addio di Sabatini, ai consigli per Totti, fino al capitolo Nazionale: in occasione dei 39 anni che compirà domani, Forzaroma.info ha deciso di intervistare il portiere di Guardiagrele.
Riguardo al suo futuro, rinnoverà da giocatore o da dirigente? Io ho espresso alla società la volontà continuare a giocare, perché ho raccolto in questa stagione delle sensazioni positive sulla mia condizione fisica. Ho fatto delle considerazioni su me stesso che faccio come sempre alla fine della stagione. Siccome non manca tantissimo, ho raccolto il feedback e ho dato la mia disponibilità alla società di continuare da calciatore e la società ha preso atto di questa valutazione.
E le hanno risposto? Che si farà un ragionamento e, immagino, che questo passerà anche dalle considerazioni dell’allenatore, della società e di chi fa mercato. Mi daranno una risposta, ma nel mio caso non c’è assolutamente nessun tipo di fretta, perché la mia intenzione è quella di poter continuare a giocare; sicuramente spero di poterlo fare ancora nella Roma.
Come Totti… Si, però la questione di Francesco è delineatissima. Ci sono due persone, una è il presidente del club e l’altra è il giocatore più forte della storia della Roma, che decideranno e troveranno insieme la migliore soluzione per la Roma. Io non credo che qualunque tipo di decisione verrà presa possa ledere gli interessi di una parte o dell’altra, ma soprattutto si faranno gli interessi della Roma.
Lei è consigliere Figc, si è parlato molto del post carriera dei calciatori. Crede che questo problema che sta attraversando Totti sia dovuto al fatto che si è pensato poco al dopo carriera dei calciatori? Si, questa considerazione all'interno del sindacato è stata affrontata da diverso tempo. In realtà ha prodotto dei risultati, soprattutto lo sviluppo di un corso per il post carriera. È già in atto, la Federazione lo svolge, lo fa a Coverciano e dà la possibilità ai giocatori di organizzare un post carriera. Per quanto mi riguarda, deve essere soprattutto il calciatore a cercare una soluzione che vada ad essere continuativa rispetto al post carriera. Mi spiego, il calciatore deve iniziare durante la carriera – non quando è nel pieno dell’attività – a pensare di potersi confrontare con qualcos'altro che non sia esclusivamente il calcio all'interno del rettangolo di gioco. L’Associazione Italiana Calciatori già offre la possibilità a un numero cospicuo di giocatori che lo richiedono di affrontare questo corso che ti permette di rimanere all'interno del calcio con altri compiti.
Sabatini ha dato l’annuncio che andrà via a fine anno, cosa ha pensato quando lo ha saputo? Per quanto mi riguarda l’annuncio è stato anche abbastanza sorprendente, soprattutto per quello che riguarda la situazione del mio rinnovo. Io ho comunicato alla società la mia volontà di continuare a giocare, e mi riferisco soprattutto al direttore Sabatini che è il riferimento sportivo – insieme all'allenatore - della gestione della Roma. Per me non è cambiato niente, ma mi ha sorpreso questo tipo di comunicazione. Ad oggi comunque il mio riferimento per la gestione sportiva è Sabatini. Del mio futuro ne discuto con lui.
Sabatini non le aveva detto nulla del suo addio? No, e non me ne ero assolutamente reso conto. Anche nei colloqui che ho avuto con Sabatini per il mio futuro non ho mai avuto la sensazione che lui non potesse non essere artefice di quello che nella Roma stava succedendo per l’organizzazione della prossima stagione.
Differenze tra Spalletti e Garcia? Cosa ha cambiato il nuovo tecnico? Quando arriva un allenatore nuovo la cosa che cambia maggiormente è l’attitudine dei calciatori. A loro viene tolto qualsiasi tipo di alibi. Spalletti è un grandissimo allenatore, io l’ho avuto tre anni e mezzo a Udine. Dal punto di vista tecnico-tattico è uno degli allenatori più preparati che io abbia mai avuto. Lui ha tra l’altro due grandissimi vantaggi: conosce la piazza e ha fatto un percorso di internazionalizzazione che lo ha portato necessariamente ad essere un allenatore migliore. Per quanto riguarda Garcia, penso a lui come un allenatore che in due stagioni e mezzo a Roma ha conseguito, purtroppo senza vincere e senza alzare nessuno trofeo, due risultati sportivo-economici di assoluto livello, vale a dire due secondi posti. Ha fatto anche cose belle come la striscia di dieci vittorie consecutive all'inizio del campionato, però in una sintesi generale per quello che mi riguarda il suo esonero è stato anche una sconfitta personale. I calciatori, chi più chi meno, dovrebbero sentirsi responsabili che si inizi la stagione con un allenatore e non si finisca con lo stesso. L’augurio è che lui possa tornare a fare cose importanti da subito in contesti altrettanto importanti che si merita.
Capitolo Nazionale, un giudizio sull'Italia? Crede che l’annuncio dell’addio a fine Europeo dato da Conte possa destabilizzare le prestazioni della squadra? La Nazionale che ho visto ieri continua a dimostrare, come fatto durante le qualificazioni, un’organizzazione tattica e una solidità di squadra importante. Credo che l’impronta di Conte sia stata funzionale in questi due anni. L’obiettivo dell’Europeo è talmente grande che a nessuno, in particolar modo a Conte, gli passerà per la testa di pensare a qualcos'altro. Sono fiducioso ma è chiaro che si parte come outsider, ma quando l’Italia è partita senza i favori dei pronostici, e anche in una sorta di pessimismo attorno, è sempre riuscita a togliersi delle grandi soddisfazioni.
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