Totti: “Da dirigente ho più pressione, ma la domenica mi manca giocare. La Juve è un esempio”

Le parole del dirigente giallorosso: “Il nuovo ruolo è impegnativo e passionale, lo spogliatoio continuo a viverlo come un giocatore. Contenti di avere tanti romanisti in Nazionale. Salah? Ha fatto bene ad andare al Liverpool”

di Redazione, @forzaroma

I tifosi sperano che in Qatar abbia attirato l’attenzione di qualche ricco imprenditore desideroso di investire nella Roma. Intanto Francesco Totti durante il suo ultimo viaggio con la dirigenza giallorossa a Doha, oltre che al workshop “Together AS Roma” con gli sponsor, ha rilasciato un’intervista all’emittente Bein Sports, di cui erano usciti alcuni stralci nelle ultime settimane. Ecco la sua intervista integrale.

È un piacere che tu sia con noi, siamo contenti e onorati di avere il re di Roma nel nostro studio. Com’è l’esperienza da dirigente?
È un’esperienza diversa dall’essere giocatore. È un altro lavoro, molto impegnativo, molto passionale e l’ho intrapreso con lo spirito giusto, come se facessi il calciatore. Inizia una nuova avventura e sono molto contento.

C’è più pressione da giocatore o dirigente?
Quando sei dirigente. Da giocatore riuscivi sempre a trovare qualche guizzo all’improvviso, questo nuovo ruolo è diverso: è più difficile.

Cosa ti manca del campo? Gli spogliatoi, i ritiri?
Non mi manca niente perché vado a Trigoria tutti i giorni, vivo lo spogliatoio come un giocatore. I rapporti con i giocatori, l’allenatore, vado in ritiro con la squadra… Da quel punto di vista non mi manca niente, la cosa che mi manca veramente è spogliarmi la domenica.

I ricordi più belli lo scudetto nel 2001 e il Mondiale nel 2006? 
Sono due momenti della mia carriera indimenticabili. Ho avuto la possibilità di vincere un Mondiale che non è mai facile, le possibilità sono ridotte e ho avuto la fortuna di poterlo vincere. L’altro è stato il mio sogno fin da bambino, poterlo realizzare con la maglia della Roma è qualcosa di eclatante, soprattutto per averlo fatto in questa città.

Hai avuto un infortunio prima del Mondiale e hai recuperato in tempo record. Con grinta e volontà l’hai giocato e vinto, è una cosa straordinaria. 
Ho avuto questo infortunio quattro mesi prima del Mondiale, un infortunio abbastanza serio e brutto. Non era facile recuperare, invece con la struttura fisioterapica e il professor Mariani, che mi ha operato subito, mi sono rimesso in sesto. Ma soprattutto mister Lippi mi ha sempre stimolato e consigliato, ha sempre voluto che andassi a fare quest’avventura con gli azzurri, ho avuto tanti stimoli e tanta forza per accelerare il recupero.

La parentesi di Bianchi è stata una parentesi per fortuna, poi è arrivato Zeman. 
Ero impaurito, era un allenatore molto pesante dal punto di vista atletico, noi giocatori eravamo strani da quel punto di vista. Conoscendolo quotidianamente ho apprezzato la persona diversa da tante altre, una persona vera e sincera che ci mette amore in quello che fa.

Capello ha detto che a Roma faceva tutto ma ha vinto lo scudetto. 
È il tipico allenatore che ovunque è andato, ha vinto. È un allenatore vincente, bravo a farsi completare una squadra competitiva che possa lottare per i vertici. Quando lotti tanto in Europa vuol dire che sei un allenatore forte.

Il giorno dell’addio al calcio.
Lasciare la maglia della Roma era una cosa pesante, ma ho capito che quella giornata era una giornata bella perché ho vissuto una giornata intensa, d’amore, di 25 anni di cose belle e brutte con la mia gente, perché i tifosi della Roma sono la mia gente e il mio popolo. Facendo quel giro di campo l’amore che provavo io per loro e loro nei miei confronti. Vedevo delle facce diverse da quando giocavo: cercavo di farli sorridere con i miei gol e i miei assist, invece con quel giro di campo si erano capovolte le facce, dal sorriso alle lacrime vere, lacrime commoventi perché se ripensavo ai 25 anni che ho vissuto con questa maglia penso sia normale passare quei momenti non dico brutti ma che nessuno avrebbe mai voluto che succedessero. Quella giornata la prendo come un punto di rilancio, perché alla fine per me la Roma è tutto e quella giornata ha significato tanto per me. La mia famiglia, i miei figli, i miei amici, mi sono sempre stati vicini, soprattutto nei momenti difficili e hanno contribuito a poter fare 25 anni serenamente e con tranquillità, dando tutto per questa società e questa città. Potrei parlare ore… Quella giornata è stata storica per tutti, anche per la gente perché con la fine della mia carriera si è chiuso un ciclo.

Il derby? Vincendolo andata e ritorno la stagione è salva… 
Quando ero giovane la gente pensava più ai derby piuttosto che vincere uno scudetto o una Supercoppa.

Salah. 
Ha fatto bene ad andare al Liverpool, è una delle società più importanti d’Europa. Un top player come lui è giusto che sia andato a giocare lì. Ci sentiamo, sono contento di poter dire che ho conosciuto una grande persona e un grande giocatore.

Quando ci sarà un’anti-Juve? Quanto durerà questo dominio? Ogni anno è sempre la stessa storia…
Purtroppo è la verità. Speriamo che dal prossimo anno questa cosa possa fermarsi, sarà difficile perché la Juve è strutturata per vincere, come società, come squadra. Va presa come esempio in determinati modi e in determinati momenti della stagione: quando una squadra vince sempre vuol dire che è forte in tutto. È completa, ha uno stadio personale, ha più disponibilità, può vendere e comprare e rispetto ad altre è facilitata. Il campo dà la sentenza definitiva e questa dice che è la più forte d’Italia e una delle più forti d’Europa. Ci sono squadre in Europa ancora più strutturate, ma ha comprato Ronaldo e i top del top, sono tanti anni che non vincono la Champions e l’obiettivo principale per loro è questo.

Con Mancini sta tornando la Nazionale: una squadra giovane, con Zaniolo e Cristante… Ci aspetta una squadra migliore?
Mancini sta facendo un buon lavoro, ha la possibilità di allenare questa nazionale piena di talenti giovani. Fortunatamente ci sono parecchi giocatori della Roma: Cristante, Pellegrini, El Shaarawy, Florenzi, Zaniolo… Giocatori per noi fondamentali e la società Roma è contenta di avere questi nazionali che possano portare i colori in tutto il mondo. Abbiamo una nazionale che può far bene e deve far bene, deve tornare sul tetto del mondo.

È la vostra prima visita in Qatar. 
Ci ero stato solo di passaggio, non l’ho visitata quotidianamente. Ho avuto questi 2-3 giorni la possibilità di visitare un po’ di cose, sono rimasto basito. Anche se dicono tutti che sei nel deserto ed è diverso da una città normale, ma tra palazzi, grattacieli, monumenti… Sono cose piacevoli da vedere, col Mondiale avrò l’occasione di vedere più cose.

Cosa pensi del Mondiale del 2022 in Qatar?
È un’esperienza bellissima soprattutto per questa città e questo Paese. Ospitare un Mondiale è gratificante, non è una passeggiata ma è un lavoro h24. Si devono dare tante possibilità alle squadre e agli abitanti, ma questo Paese lo prospetta e sarà un mondiale bellissimo. Sono contento si possa fare qui.

Siamo stati contenti di avere avuto il capitano, il re di Roma. Grazie per essere stato qui e spero ci siano altre occasioni.
Mi ha fatto piacere, sono contento. L’unico problema oggi è la voce, non faccio il cantante… (ride, ndc)

 

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